Bal Ashram

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Lascio all’amico Lokhnath, dell’Associazione Anjali, il compito di presentare questa realtà di Ashram in cui è attivo, come volontario, da qualche anno assieme alla compagna Kamala. Di mio posso dire che il posto merita senz’altro una visita mentre, qualora vi si volesse soggiornare in qualità di volontari, richiede persone sufficientemente motivate. In altre parole, vivere un periodo al Bal Ashram come volontari non è un’esperienza da prendere alla leggera o il pretesto per farsi una vacanza. E’ piuttosto un’impegnativa esperienza di crescita integrale. Voglio anche segnalare che, con i miei poveri strumenti, ho sempre incoraggiato il lavoro del Bal Ahsram perchè lo trovo in sintonia con una prospettiva auspicabile dell’India di domani: meno disumana, più egualitaria, più ecologica.   

Nelle parole di Baba Harihar Ramji, fondatore ed ispiratore dell’Aghoreshwar Bhagwan Ram Bal Ashram, situato sulle rive del Gange nella sacra città di Varanasi, “l’ashram è un luogo di rifugio dal calore della vita”. L’ ashram come un albero rigoglioso fornisce per sua natura riparo, conforto, guida ed ispirazione a tutti quelli che ne varcano la soglia. Al di là delle religioni, delle vie spirituali di oriente ed occidente, il Bal Ashram vuole valorizzare la persona. Aghor, l’antica tradizione di appartenza di Babaji (lignaggio avadhuta siddha kinarami), ci sprona ad essere dei buoni esseri umani. Fare uno sforzo per riconoscere la propria autentica natura che è completa, integra, priva di limiti, questa è la sadhana che si pratica all’Ashram. Da questa pienezza nasce spontaneamente la capacità e la voglia di dare, di donarsi, di essere di servizio; il seva. Questi i due pilastri dell’Ashram: scoprire se stessi e donarsi generosamente senza riserve ed aspettative. Baba Harihar Ramji è stato discepolo diretto di Aghoreshwar Baghwan Ramji (1937-1992), da cui il nome dell’Ashram, uno dei più grandi santi di questa tradizione, un Aghoreshwar appunto (lett. “signore dello stato Aghor”). I suoi semplici e pratici insegnamenti hanno toccato i cuori di migliaia di devoti e trasformato le vite di molte persone. Aghor ancor prima che una tradizione è uno stato della mente in cui non c’è più spazio per discriminare tra puro ed impuro, bello o brutto, desiderio ed avversione. Nei tempi antichi per superare queste limitazioni si usava praticare in luoghi considerati impuri e terribili, come i campi di cremazione, consumare sostanze intossicanti, vivere in reclusione per non dover sottostare ai vincoli sociali. Oggigiorno la pratica Aghor consiste nell’abbracciare ed accogliere coloro che sono rifiutati da tutti: gli ultimi tra gli ultimi, gli emarginati, i fuori casta, gli orfani. Dopo anni di intensa sadhana, Aghoreshwar Baghwan Ram ritorna nella società istituendo un lebbrosario nella riva impura della città sacra di Varanasi rifiutando il seggio di capo del lignaggio e mettendo al suo posto un bambino di 10 anni. La prima questa di una lunga serie di iniziative atte a rompere con una  tradizione che guardava al passato. Da quel giorno le attività sociali volte a migliorare le condizioni dei meno fortunati si sono moltiplicate in gran numero. Molti Ashram sono nati, in India ed all’estero, ispirati dagli insegnamenti dell’Aghoreshwar ma soprattutto dalla sua presenza  ed esempio di vita. Come ogni albero che si rispetti il Bal Ashram ha molti rami: l’accoglienza residenziale di bambini senza famiglia; il progetto eco-park ( Amrit Sagar eco center www.amritsagar.org) , l’Anjali School (secondo il metodo didattico del progetto Alice), lo Shakti Project. Oggigiorno sono 19 i bambini che hanno trovato nell’Ashram una nuova famiglia. Gli ultimi accolti sono i più piccolini del gruppo, Indra (1 anno e mezzo) e Vidya (2 anni), fratello e sorella, hanno perso entrambi i genitori morti di stenti. Vengono dal Bihar uno stato che confina con l’Uttar Pradesh. Poveri tra i poveri, dal Bihar vengono per lavorare, di solito come operai edili, e si accampano in piccoli gruppi ovunque trovino uno spazio libero. Vivono per strada in tende fatte di stracci, baracche di plastica, tubi per gli scarichi non ancora interrati. Morti i genitori una famiglia che vive vicino a dove erano accampati ha notato questi piccolini abbandonati a se stessi e ha deciso di prendersene cura per un po’. Poi nel tentativo di trovare loro una sistemazione definitiva sono arrivati a noi chiedendone l’accoglienza. Così Vidya e Indra sono diventati parte integrante della famiglia del Bal Ashram. Questa una delle tante storie di bambini persi, abbandonati o  semplicemente orfani che all’Ashram hanno cominciato una nuova vita. L’enfasi che poniamo sull’educazione per consentire ai nostri bambini di crescere in modo armonico facendo emergere tutte le loro potenzialità ci ha portato a sviluppare il progetto Anjali School. Grazie al metodo educativo del Progetto Alice siamo riusciti ad offrire ai bambini dell’Ashram e ad altri 80 studenti che frequentano quotidianamente le prime tre classi della scuola, una formazione scolastica attenta non solo all’acquisizione di abilità logico-razionali e di mere, se pur utili, nozioni ma anche alla capacità di ascolto e di conoscenza di sé e del proprio mondo interiore nella sua completezza (corpo, mente e coscienza). Momenti di silenzio, di visualizzazione, di condivisione dei propri vissuti mentali ed emotivi permettono ai bambini dell’Anjali School di acquisire validi strumenti per eccellere in termini di preparazione scolastica, ma soprattutto per capirsi, conoscersi meglio, accettare se stessi e gli altri. Gli insegnamenti dell’Ashram trovano così nel metodo educativo del Progetto Alice la loro naturale controparte didattica. E’ stato da poco acquistato un lotto di terreno adiacente l’Ashram per aggiungere l’anno prossimo nuove classi ed un più ampio giardino per le attività didattiche all’aperto e per momenti di gioco dei bambini. Ci auguriamo che la scuola possa crescere ancora nei prossimi anni dando a sempre più bambini l’opportunità di ricevere un’educazione adeguata ed attenta allo studente nella sua completezza, innanzitutto come persona. Il Progetto Shakti è un sogno che Babaji coltiva da lungo tempo e che pare prendere sempre più forma. Con l’aiuto di molte persone al più presto prenderà il volo. Shakti è l’energia della vita che crea, sostiene e trasforma l’universo. Quest’energia preziosa è Madre e donna. Ed è proprio al femminile che questo progetto si rivolge. Molte sono le donne in difficoltà in questo paese. Abbandonate, abusate, allontanate spesso per il semplice motivo di avere il coraggio di dire no a situazioni degradanti. Dare un luogo sicuro a queste donne, aiutarle a tornare in società con dignità ed a guardare al futuro con speranza questo è l’obbiettivo del Progetto Shakti. Questo albero ha radici ben piantate in terra, trae nutrimento da un’antica tradizione che è stata capace di rinnovarsi e di mettersi al passo con i tempi al di là di sterili nostalgie e settarismi. Ci auguriamo che possa crescere ancora e che sotto le sue fronde rigogliose sempre più persone possano trovare riparo.

info@balashram.org http://www.associazioneanjali.it/   Articoli correlati

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Di seguito, la prima parte di un buon video sul Bal Ashram realizzato dall’Associazione Anjali. Terminata la visione, cliccare sul quadrante che riporta la scritta “bal ashram parte seconda”.