Crescere in un ecovillaggio

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Crescere in un ecovillaggio

Di seguito, la prefazione al nuovo libro della Viverealtrimenti: The New Family; le comunità della Nuova Era, di Juma Vitali.

Nel momento in cui ho letto le bozze di The New Family; le comunità delle Nuova Era, di Juma Vitali, mi è venuto alla mente un testo composto, anni or sono, con i discorsi di Osho Rajneesh: La grande sfida. Testo, al pari del filosofo indiano che lo ha ispirato, particolarmente controverso. Si parla di un unico governo mondiale (i complottisti avranno sicurmente qualcosa da dire al riguardo, soprattutto a fronte delle polemiche degli ultimi anni sui regressi di democrazia cui si sta assistendo nell’Unione Europea), di ingegneria genetica (di cui non credo siano tutti entusiasti) e di “un mondo di comuni”. Il termine comune riproposto da un maestro che aveva shockato il mondo con la sua collezione di un centinaio di Rolls Royces può risultare, a sua volta, controverso. Difficile, difatti, conciliare uno dei massimi status symbols borghesi con i piatti lavati poeticmente al fiume nella comune di Ovada, in Piemonte che tuttavia, al pari del movimento di Osho, ha avuto rapporti “poco cordiali” con le forze del potere costituito. Eppure, l’idea di inserire la vita comunitaria in una prospettiva filosofica, proposta da Osho, che avesse al proprio centro la meditazione ed il personal development non mi sembrava affatto da scartare. Una prospettiva simile, pur a fronte di alcune differenze, è quella di Swami Kriyananda, discepolo del celebre Paramhansa Yogananda e fondatore di diverse colonie di fratellanza universale (i villaggi Ananda, uno dei quali poco distante da Assisi) in cui vivere e crescere, spiritualmente, assieme. In questo testo Juma si muove in una direzione non dissimile, abbinando personal development e vita comunitaria. Di più: parte dal presupposto che per vivere armoniosamente insieme sia necessario seguire un percorso educativo per arginare gli effetti distruttivi di alcuni fisiologici comportamenti umani. Questo si esprime a tutto tondo, a partire dal cruciale momento della nascita del nuovo potenziale membro di una comunità della Nuova Era. Non manca di coinvolgere i genitori del nascituro, i comunitari adulti e quelli che saranno i suoi educatori. In altre parole, troviamo in questo testo un progetto concreto di comunità che, per essere armoniose, debbono coinvolgere individui nati, cresciuti ed educati in modo armonioso da persone che abbiano avuto la possibilità di maturare nella stessa direzione. In questo modo viene da pensare possa essere più semplice fare una buona quadratura del cerchio delle dinamiche, non sempre esaltanti, tra individuo e comunità. Usciamo, del resto, da un paio di secoli in cui molto si è speculato sui possibili esiti dei rapporti interindividuali su piccola e su grande scala. Sono state passate al vaglio ipotesi esplicitamente conflittualiste, ad esempio quelle di Max Stirner (autore de L’unico e la sua proprietà), in cui si riteneva che tutto quanto fosse appena strutturato, a livello sociale, entrasse naturalmente in contrasto con le esigenze dei liberi egoisti. Altre di tipo dialogico, ad esempio quelle di Martin Buber, filoso kibbutznik autore di L’Io e il tu in cui si sostiene che una buona capacità dialogica interindividuale (e, per esteso, intracomunitaria) sia indispensabile per vivere nel senso pieno della parola. Allo stesso tempo, a partire soprattutto dalla seconda metà del “secolo empio” (il Novecento), si sono susseguiti innumerevoli esperimenti in cui il binomio individuo-comunità è stato declinato nelle maniere più diverse, all’insegna della “promiscuità”, del collettivismo, della sobrietà, dell’impegno sociale, ecologico, eccetera. Oggi, a terzo millennio appena avviato, le sperimentazioni (avendo alle spalle diverse lezioni di teoria e prassi comunitaria) non possono che continuare. Il test di quanto si propone in questo libro sarà, necessariamente, l’esperienza sul campo. The New Family è difatti un progetto già in essere a Florianopolis, in Brasile ed in via di realizzazione anche in Italia. Si avvale di tecniche innovative di parto e di introspezione, di pedagogia sperimentale, bioedilizia e permacultura. Sembra davvero non trascuri alcun presupposto per rivelarsi “comunitariamente vincente”. Il tempo, galantuomo, darà risposte più circostanziate. A noi non resta che fare i migliori auguri al progetto The New Family, rendendoci al contempo disponibili a farci ispirare dal lavoro che, da diversi anni, sta portando avanti con passione e competenze l’autrice di questo libro. Buona lettura!

Manuel Olivares