Fattoria Macinarsi

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Digital CameraSembra di stare davvero, a Macinarsi, nella vecchia fattoria della canzone (manca solo zio Tobia).
Il proprietario, Antonio, è un ragazzo originario di Milano che, da circa ventitré anni, si è trasferito in una nicchia di campagna emiliana, vivendo con gli introiti dell’attività agricola di un’estensione di circa 80 ettari tra seminativo e bosco.
Ha un allevamento di bovini da carne (con due vacche da latte) ed equini allo stato semibrado, di animali da cortile (galline, tacchine, oche e conigli) e coltiva – con modalità biologiche, con tecniche di permacultura e di biodinamica – foraggio e ortaggi.
Da circa cinque anni Antonio ed alcuni dei residenti — che si sono avvicendati nel tempo — hanno impiantato un frutteto di frutti antichi, di circa tremila metri quadri, composto da piccoli frutti (lamponi, ribes, uvaspina, more e goji) e alberi di vario genere (meli, peri, peschi, albicocchi, nespoli, ciliegi, amareni, noci, eccetera).
Caratteristica del frutteto è che ogni pianta differisce, per varietà (anche infraspecifica; se ad esempio ci sono 5 meli, producono 5 varietà di mele diverse) dall’altra, valorizzando la biodiversità.
Faccio un primo sopralluogo a Macinarsi nel settembre del 2003 ed ha come esito un articolo su Terra Nuova: Guarire in campagna.
Nella fattoria è infatti attivo, da circa sedici anni, un programma – in convenzione con la ASL parmense – di accoglienza di persone “in difficoltà”.
La metodologia è semplice e poco strutturata: coinvolgerle nella vita lavorativa della campagna e stimolarle a concorrere a creare, in fattoria, un caldo habitat comunitario.
I risultati ottenuti da Antonio da qualche anno a questa parte ― stando a quanto dicono i medici che seguono, “sullo sfondo”, il progetto — sono davvero sorprendenti.
La proprietà della fattoria conta 3 strutture abitative, costruite in “sasso locale”, di cui una sola è attualmente abitata.
Le altre sono in via di ristrutturazione per futuri ed ambiziosi progetti.
Al momento vivono stabilmente a Macinarsi tre adulti (Antonio, Caterina e Gianmaria) ma ci sono spesso persone che si fermano per periodi variabili (da pochi giorni fino, anche, a qualche anno), con la formula dello scambio-lavoro (vitto e alloggio in cambio di collaborazione nei lavori della fattoria che spaziano dalla cura degli animali, dell’orto e del frutteto, alla cura delle recinzioni e delle case ed alle eventuali ristrutturazioni).
Un obiettivo portante del posto infatti — al pari di altre esperienze comunitarie come l’ecovillaggio antroposofico di Hertha, in Danimarca — è promuovere un’esperienza di vita in comune tra persone più o meno sane ed integrate ed altre che vivono forme disparate di emarginazione.
L’impostazione della fattoria-comunità è piuttosto essenziale; Antonio ha uno spirito che definirei di “francescanesimo libertario”.
In cucina campeggia, sul ripiano di una credenza in legno tappezzata di foto e manifestini, la Guida al consumo critico ed è una delle regole cui dovrebbero cercare di attenersi anche gli ospiti quella di “consumare criticamente”, accanto ad una certa parsimonia nel consumo dell’acqua e un po’ di tutto il resto.
La vocazione tendenzialmente “pauperista” non compromette, tuttavia, un orientamento che valorizza, cautamente, ciò che “di buono” offre il contemporaneo.
I diretti vantaggi della vita in fattoria sono naturalmente le uova fresche e la carne sicura e, nei mesi estivi, i prodotti dell’orto.
La cantina di Macinarsi è inoltre piena di conserve, miele, succhi e marmellate, cipolle, barbabietole, formaggi, yogurt ed altro ancora.
Il vitto è, dunque, soddisfacente come, del resto, la qualità dei rapporti umani.
Per il riscaldamento ci si avvale di un’unica caldaia ad alto rendimento energetico, alimentata con legna di proprietà. La fattoria è inoltre dotata di pannelli solari per l’acqua sanitaria e di un impianto fotovoltaico per la produzione di corrente elettrica.
Oggi l’unica cosa che viene comprata, dai residenti, è il gasolio.
A Macinarsi né la dimensione economica né quella organizzativa sono formalizzate.
Ciascun membro ha una propria economia individuale mentre le spese comuni escono dal reddito della fattoria e da una cassa comune.
Da un punto di vista organizzativo ci si accorda sulla distribuzione degli incarichi in maniera del tutto naturale ed il problema di come gestire le diverse incombenze quotidiane sembra non porsi affatto.
Macinarsi aderisce al Consorzio Allevatori Biologici Val Taro e Val Ceno ed al gruppo di acquisto solidale Gas Valtaro che coinvolge una trentina di famiglie di consumatori e produttori.
Fattoria Macinarsi è anche tra i produttori del DES (distretto di economia solidale) della provincia di Parma, custode di varietà antiche e di specie in via di estinzione.

 

Fattoria Macinarsi
Località S.Martino 6, 43043 Borgo Val di Taro (PR)
E-mail fattoriamacinarsi@hotmail.com

 

 

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