Francesco Sufi: una breve presentazione

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Francesco Sufi: una breve presentazione

Dal nostro collaboratore, Silvio Marconi, autore del testo Francesco Sufi. Radici islamicosufiche nelle scelte di Francesco d’Assisi. 

 

«Francesco Sufi vuole essere un contributo alla ricerca su aspetti volutamente dimenticati e censurati della figura e del pensiero di colui che è stato santificato e proclamato dalla Chiesa cattolica “Patrono d’Italia”: Francesco d’Assisi.
Un personaggio intriso di elementi culturali contaminati da radici mediorientali e specificamente islamico-sufiche, che rischiò di finire nella lista degli eretici da perseguitare e bruciare vivi invece che essere elevato alla santità, ma che le gerarchie cattoliche decisero infine di normalizzare come contributo alla ricanalizzazione in seno all’ortodossia cattolica di almeno parte delle tendenze critiche verso il Papato.
Una normalizzazione, già in vita, con la trasformazione del suo progetto in quello della fondazione di un nuovo Ordine religioso e poi con lo stravolgimento dei suoi principi, facendo del tutto per cancellare quelle contaminazioni culturali che sono invece alla radice del Francesco in carne ed ossa e delle sue azioni, su cui questo testo intende contribuire a ravvivare l’interesse, lo studio, l’analisi comparativa, il dibattito.
Perché oggi più che mai, nel nostro Mediterraneo, che può essere luogo di atroci tensioni e di nuove crociate xenofobe, ovvero luogo di riscoperta, valorizzazione e ritessi tura di antiche reti e contaminazioni, il Francesco non-normalizzato ci parla, ci interroga, ci stimola».

Francesco “nascosto”

 

Con l’elezione al Pontificato del Cardinale Bergoglio, con la sua scelta di assumere, per la prima volta nella Storia della Chiesa, il nome di “Francesco” e con il susseguirsi di gesti, dichiarazioni e scelte del nuovo Papa che affermano la necessità di una “Chiesa povera”, di uno spirito francescano, di un dialogo reale e non dottorale con le altre religioni, la figura di Francesco d’Assisi è diventata quasi di moda, non più e non tanto nella sua versione addomesticata, strumentalizzata e normalizzata da secoli di azioni censorie e di rimozioni operate in campo concettuale, teologico, artistico, culturale in genere, ma in quella per così dire “nascosta” sotto e dietro l’altra, quella che ha dato fastidio a tutti i portatori, dentro e fuori la Chiesa, di concezioni teocratiche e centrate sulla preminenza del potere, dell’arroganza, degli orpelli, opposte a quelle di Francesco.

Il “Francesco nascosto”, del resto, non è mai stato completamente estirpato dai cuori e dalle menti della gente, e già decine di anni fa, ad esempio, era stato al centro di iniziative culturali di altissimo livello da parte dell’allora ancora non Premio Nobel per la Letteratura Dario Fo, che ne aveva recuperato e divulgato la carica dirompente in termini storici, ossia in rapporto con l’epoca in cui aveva vissuto ed operato, e metastorici, ossia in tutti i tempi successivi e fino a noi.

Eppure, sebbene studiosi dello spessore di un Cardini avessero già da tempo affrontato alcuni dei nodi del conflitto fra il Francesco reale ed il Francesco prodotto delle operazioni di normalizzazione ed addomesticamento della sua figura e del suo pensiero che la Curia romana attivò fin dagli anni in cui egli era ancora in vita, era difficile, quando fu pubblicato il mio Francesco Sufi (Edizioni Libreria Croce, Roma, 2008) osare non solo sottolineare quel conflitto, ma anche gli elementi di influenza palese del pensiero sufico su Francesco e sulle sue idee, sulle sue simbologie, sulle sue pratiche. Non era ancora avvenuto l’11 settembre, non si era costruita la “guerra permanente” proclamata da Bush, non si era vista l’evoluzione Al QaidaISIS, ma già l’islamofobia dilagava per la gioia e grazie all’azione (supportata largamente dai media) dei teorici del suprematismo occidentale a caccia di un “nuovo nemico satanico” da sostituire all’URSS “superata” dalle vicende eltsiniane, per poter mantenere intatti gli affari del complesso militar-industriale, vigenti i ricatti politici basati sul terrore, attive le forme di controllo delle fonti energetiche fossili, operanti le sudditanze politiche agli USA, disponibili i rigurgiti clericofascisti da usare quando occorresse, giustificabili le alleanze militari quali la NATO.

Dunque, quel libro ebbe accoglienza interessata in ambienti intellettuali che non potevano non prestare attenzione ad assonanze, a interazioni significative a cui esso faceva riferimento, ma ebbe ovviamente scarsa attenzione fra i media embedded già in uno spirito di crociata islamofoba, che negli anni successivi non fece che accentuarsi, che faceva esplicito riferimento proprio a quelle Crociate contro il cui spirito militarista, sanguinario, aggressivo Francesco si era contrapposto non tanto a chiacchiere quanto nei fatti, con il suo viaggio in Egitto ad incontrare (senza esserne ucciso) il Sultano musulmano. Uno spirito di intolleranza strumentale che, del resto, negli stessi decenni prima e soprattutto dopo la morte di Francesco, si era espresso non solo contro i “Saraceni miscredenti”, non solo verso le esperienze di critica pauperistica alla corruzione della Chiesa bollate da Roma come “eretiche” e come tali combattute proprio attraverso lo stesso strumento, genocida, della Crociata (ad esempio nel caso degli Albigesi/Catari in Occitania), ma verso lo stesso pensiero di Francesco e verso coloro (ad esempio i frati definiti “spirituali” che furono oggetto della repressione di Bonifacio VIII ricordata anche da Dario Fo) che cercavano di difenderlo dalle censure, dalle rimozioni, dalle storpiature volute dalla Curia romana.

Il libro, oggi, parrebbe dunque “seguire una moda” ma negli anni in cui è stato elaborato e pubblicato si collocava invece totalmente controcorrente, pur non avendo un senso limitato ad un determinato contesto culturale-politico e presentandosi invece come contributo, certamente parziale e limitato, ad un approfondimento critico di uno dei tanti esempi di rimozione storica coltivata per secoli.

Naturalmente il titolo è in parte provocatorio, poiché non si afferma nel libro che Francesco fosse un cripto-musulmano di corrente sufi, e del resto chi conosca qualcosa di Sufismo sa bene che esso è certamente un fenomeno che si radica nell’Islam medievale, ma che in effetti non è figlio diretto ed esclusivo dell’Islam e meno che mai delle sue correnti maggioritarie, bensì il risultato (a sua volta diversificatosi nel Maghreb, in Egitto, in Anatolia, in area mesopotamica, nei Balcani, ecc.) di sincretismi e di influssi  preislamici di matrice indiana, persiana, berbera, di influenze buddhiste e di elementi gnostici, ecc. e che i più grandi maestri sufi musulmani hanno sempre teorizzato la possibilità di essere sufi senza essere necessariamente Musulmani, di esserlo da Cristiani, da Induisti, da atei.

I due temi chiave del libro

 

Due, in effetti, sono i temi-chiave del libro. Il primo è costituito dalla sottolineatura della rilevanza, volutamente censurata per secoli, degli apporti culturali (sia pure frammentari e spesso non espliciti)  di matrice orientale nell’intero percorso di vita di Francesco, dalla stessa origine in una famiglia di mercanti di stoffe che avevano rapporti sia con la Francia che coi porti in cui sbarcavano merci orientali (accompagnate da racconti, idee, credenze, simboli, ecc.) alla sua appartenenza alle consorterie giovanili nella sua città, che molto avevano a che fare quanto a modello con quelle mediorientali, dai riflessi delle esperienze e dei racconti di pellegrini e crociati alla scelta simbolica di un saio che è l’abito stesso dei sufi musulmani, dagli elementi della “mistica della luce” sufico-iranica presenti nella poetica e nell’ideologia francescana (ma se è per questo anche dantesca….) alla tipologia di pauperismo di Francesco che certo si può collegare a quella catara, bogomila, ecc. ma che ha riscontri precisi in quella sufica, al trattamento ricevuto, appunto, da Francesco nella sua visita (in piena guerra) al Sultano musulmano in Egitto, dove è evidente il riconoscimento da parte dei maestri sufi dell’entourage di quel Sultano di un terreno comune di concezione nelle parole di Francesco, che altrimenti sarebbe certo stato giustiziato.

Il secondo tema è, come si è detto, quello della rimozione, della censura, dello stravolgimento da parte delle istituzioni ecclesiastiche dell’epoca sua e dei secoli successivi, non solo degli elementi simil-sufici del suo pensiero e più in generale delle influenze orientali sulla sua vita e sul suo pensiero, ma del nocciolo stesso delle sue concezioni. Un’operazione a 360° che inizia con Francesco ancora vivo, attraverso la deformazione della sua “Regola”, la normalizzazione della sua forma di confraternita in una tipologia strutturata sui modelli cari alla Curia romana, un vero e proprio colpo di stato interno, la cancellazione delle parti più “sconvenientemente pauperistiche” delle sue norme per i confratelli, e che prosegue con la costruzione stessa della Basilica di Assisi, contro tutte le raccomandazioni di Francesco circa la semplicità dei luoghi di culto ed il rifiuto di ogni personalizzazione, e con i cicli di affreschi di un Giotto che pure con la Cappella degli Scrovegni dimostra di essere “contaminato” da elementi dell’”eresia” di matrice bogomila, affreschi che non omaggiano in effetti Francesco com’era (né potevano farlo stante il rifiuto di Francesco per le chiese affrescate!) ma omaggiano il trionfo della idea, della figura del Francesco costruite dalla Curia romana!

I due temi si intrecciano, ovviamente, ma non coincidono del tutto. Non solo l’orientalismo di Francesco fu rimosso e non tutta la rimozione né forse la parte principale fu indirizzata a cancellare quell’orientalismo, ma certo l’intreccio risulta significativo in sé e trascende sia la storia di Francesco e del movimento francescano, sia quella stessa della Chiesa cattolica da Francesco di Assisi a Papa Francesco. Perché da un lato il discorso si dilata sul piano della rete ancora poco conosciuta delle influenze orientali su tutto il pensiero occidentale, da Pitagora ai Sofisti, dal Mitraismo a Roma alla trasformazione delle concezioni gerosolimitane in quelle paoline che si chiameranno “Cristianesimo”, dal rosario alle campane ed ai campanili, dalle aureole dei santi alle figure degli angeli, da Dante a Pico della Mirandola, da Shakespeare a Boccaccio, dall’architettura pisana a quella detta “gotica” (con l’arco ogivale) da Lutero a Jung, ecc.. Dall’altro esso stimola una riflessione sul rapporto fra concezioni proclamate e concezioni esoteriche, fra apparenza e realtà che è, esso stesso, molto “orientale”, molto induista, molto sufico, ma anche molto gnostico.