Il destino scrisse; un’avvincente storia vera

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Il destino scrisse; un’avvincente storia vera

E’ appena uscito un nuovo testo per Viverealtrimenti: Il destino scrisse, un romanzo storico avvincente ambientato nel corso della seconda guerra mondiale, di riscoperta di valori antichi ma di soprendente, “salvifica” attualità. Segue la prefazione: Ordalie del destino.

Il fatto che le nostre vite presentino ripetute e sistematiche ordalie  del destino era una vecchia teoria dello storico delle religioni Mircea Eliade. Ne fece particolarmente tesoro il suo allievo Ioan Culianu ― professore alla Divinity School di Chicago, succedendo allo stesso Eliade ― nei suoi periodi, giovanili, peggiori, in fuga dalla Romania di Ceausescu in Italia, di cui conobbe, tra l’altro, il campo profughi di Latina. Anche i protagonisti della bella storia proposta in questo libro hanno vissuto ripetute e sistematiche ordalie del destino, lo stesso che scrisse, per mano loro, le vicende di cui sono stati protagonisti, incardinate su di un amore unico della durata di un’intera vita. Una storia oltremodo romantica, oserei dire con tratti di universalità. Sicuramente in controtendenza in un contesto ― quello occidentale contemporaneo ― caratterizzato dalla categoria sociologica dell’anomia (assenza di regole). Ed è proprio questo che ne fa un lavoro da proporre, senza esitazione, nel catalogo di Viverealtrimenti. Ho avuto, difatti, modo di constatare che oggi, in Occidente, per essere “rivoluzionari” bisogna avere il coraggio di riproporre, pur sapendoli argomentare a dovere, valori antichi. Ne ho fatto direttamente esperienza vivendo alcuni mesi a Londra, alcuni anni fa, trovandomi nella situazione curiosa ― oltre che “paradigmatica” ― per cui, volendo scandalizzare qualcuno, bastava raccontassi che andavo, con una certa regolarità, alla messa domenicale in una bella parrocchia sulla Piccadilly Line: Saint Michael. In particolare, avevo modo di assistere a meravigliose messe cantate, con persone di ogni nazionalità, soprattutto provenienti dalla Jamaica e da altri paesi caraibici. Il sacerdote era bravissimo oltre ad avere un senso dell’humour peculiarmente inglese. Andare a messa a Saint Michael sentivo mi aiutava non poco ad affrontare lo stile di vita impegnativo di una “città-tritacarne”. Era davvero buffo vedere le facce delle persone (con retroterra sociali e culturali disparati) quando usciva nel discorso (non facevo certo delle mie frequentazioni di San Michael un motivo di vanto) che la domenica mattina non c’ero per nessuno o che il sabato sera, ad una certa ora, mi ritiravo per la frequentazione della messa l’indomani. Se mi fossi lamentato di una stanchezza post-party (magari con abbondante uso di ketamina) o a seguito di una sbornia in una serata da pub avrei sicuramente avuto una reazione diversa, nella misura in cui mi sarei mosso lungo le coordinate di una inquietante normalità. E’ stato uno dei campanelli di allarme che mi ha fatto pensare al nostro Occidente come a qualcosa che sta, progressivamente, marcendo ed ho vissuto un grande sollievo nel momento in cui sono ritornato a vivere in India, dopo la parentesi londinese, ritrovandovi il dharma: un sistema di regole archetipe modellate nel calco della natura prima della realtà. Regole che hanno ― ci mostrano le diverse tradizioni dei più importanti filoni religiosi ― pur a fronte di tante diverse sfumature, una loro universalità. Difatti le ritroviamo chiaramente anche in questa bella storia raccontata da Tiziana Ciancone. Una storia per Viverealtrimenti, certo! Dharmica, pur se l’autrice ed i protagonisti del racconto si muovono, giustamente (essendo italiani ed avendo vissuto sempre in Italia), in un orizzonte cattolico. Non voglio qui anticipare nulla delle loro vicende, le ripetute e sistematiche ordalie del destino che rendono la storia avvicente. Mi piace continuare a pensare alla loro come ad una borghese epopea dharmica, vista la mia oramai acquisita famigliarità con l’Oriente, ben consapevole che giunge il momento che le differenze tra grandi scuole (sottolineo la parola grandi) diventano, appunto, scolastiche e, svaporando, lasciano spazio al Bello, al Buono e al Vero: tre ideali a partire dai quali, spero, avrà luogo un auspicato “risveglio dell’Occidente”. Non posso che ringraziare, in conclusione, Tiziana per aver, con questo lavoro, dato il suo piccolo contributo al necessario “grande risveglio” per riuscire, pur con modalità di volta in volta diverse, a vivere altrimenti.

Buona lettura!

Manuel Olivares