Itinerando in Thailandia: Bangkok, la sensualità degli spiriti reincarnati

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Arrivare all’aeroporto di Bangkok da quello di Calcutta, come ha fatto il sottoscritto, è un’esperienza difficile da dimenticare.
Il Suvarnabhumi Airport è tra i più evoluto e “trafficati” dell’Asia. E’, letteralmente, una città. Le pratiche del visto richiedono 5-10 minuti. Il visto è gratuito, valido per un mese e con possibilità di estensione. L’offerta di alberghi e di taxi, nello stesso aeroporto, è sicuramente ricca ma è anche attivo un servizio di autobus che portano in tre diverse importanti aree della città, a costi decisamente ragionevoli.

L’aereoporto Suvarnabhumi non è la sola espressione della laboriosità e del dinamismo thai, impegnato da secoli a tenere il passo del tempo.
La Tailandia è difatti un paese che riesce a conciliare brillantemente tradizione e modernità. E’ una monarchia costituzionale dal 1932 ma la sua è fondamentalmente la storia di una monarchia assoluta. Ancora oggi la figura del re, Rama IX, è molto amata dal popolo al punto che qualunque guida o viaggiatore con una minima conoscenza del paese, consigliano di evitare di criticarla pur nel più benevolo dei modi, segnalando che il reato di lesa maestà viene punito con 7 anni di prigione.

L’ultima dinastia thai
L’amore dei tailandesi per i propri monarchi può anche essere riconducibile al fatto che i re dell’ultima dinastia, a partire da Rama I che acquisì la carica nel 1782, hanno dato spesso prova di essere buone guide per il popolo. Sono riusciti a preservare il paese da pericolosi vicini, in primo luogo i birmani e, nella prima metà dell’800, i vietnamiti. Rama IV, in carica dal 1851 al 1868, pose le basi per l’abolizione della schiavitù, portata a termine dal successore, promosse lo status della donna (il sesso veramente debole nel paese), svincolandone, ad esempio, la scelta matrimoniale dalle imposizioni dei genitori. Sviluppò il sistema scolastico ispirandosi al modello occidentale e valorizzando l’insegnamento della lingua inglese e delle moderne tecnologie. Offrì borse di studio agli ufficiali dell’esercito per studiare e vivere all’estero.
Riuscì inoltre ad impedire che il paese (allora Siam, il nome attuale venne acquisito solo nel 1939) venisse colonizzato, al pari dei paesi limitrofi, cedendo parte dei territori di confine all’Inghilterra ed alla Francia. In questo venne seguito da Rama V, in carica fino al 1910 che viaggiò moltissimo in Russia, India e, soprattutto, in Europa per avere ricchi termini di paragone. Rama V fece molto per il benessere del Siam, iniziando ad esempio a dotarlo di una rete ferroviaria e migliorando complessivamente le vie di comunicazione. Si rese inoltre celebre per i “viaggi in incognito” in diversi angoli del paese per prendere direttamente contatto con le realtà locali. Fu questo uno degli aspetti che ne fece una figura particolarmente amata, soprattutto se si considera che i rapporti con il re avvenivano, qualora si venisse ammessi in sua presenza, da una posizione di integrale prostrazione.
Il figlio e successore di Rama V, Rama VI, studiò in Inghilterra e si distinse per l’attitudine particolarmente democratica (naturalmente tenuti nel dovuto conto i parametri locali). Rama VII, fratello di Rama VI, fu l’unico ad abdicare, non gradendo alcuni elementi che assursero a cariche importanti dopo il colpo di stato del 24 giugno 1932 cui fece seguito, il 10 dicembre, la redazione della carta costituzionale che limitò i poteri regi. Il successore giunse al trono molto giovane, non ancora diciottenne morendo anche giovane, quattordici anni dopo. Gli succedette l’attuale re, Rama IX, formatosi in Svizzera, particolarmente attivo sui versanti della salute pubblica, del social welfare, dei trasporti, dell’agricoltura e, negli ultimi anni, dell’ecologia. Chi va in Tailandia non può non incontrare, in fotografia, Rama IX. Immagini sue e della moglie sono presenti anche nei posti più impensati e nelle case della maggior parte dei tailandesi.

A Bangkok per eludere il pericolo birmano
La storia della città ha inizio con quella dell’ultima dinastia. E’ difatti Rama I a spostare la capitale del Siam -allora Thonburi- dal lato ovest al lato est del fiume Chao Phraya che offriva maggiore protezione dagli attacchi dell’esercito di Burma. Nel 1785 viene ultimato il nuovo palazzo reale assieme ai lineamenti fondamentali della città. Viene tenuta una cerimonia di seconda incoronazione del re assieme a quella di fondazione della nuova capitale. Il nome Bangkok non è il più autentico ma quello, contratto, del villaggio (Bang Makok) nei pressi del quale la città ha preso corpo. E’ il nome che hanno sempre utilizzato i mercanti stranieri per evitare l’autentico scioglilingua di quello ufficiale: Krungthep mahanakhon amonratanakosin mahintara ayuthaya mahadilok popnopparat ratchathani burirom udomratchaniwet mahasathan amonpiman avatansathit sakkathattiya witsanukamprasit.
Per comprensibile comodità, la città veniva anche chiamata Krungthep: la città degli angeli mentre nel nome integrale veniva, tra l’altro, qualificata come “grande terra inespugnabile, luogo vivente di spiriti reincarnati”.
A dispetto dell’altisonanza del nome, la città degli angeli, negli anni della guerra in Vietnam, divenne la tenutaria di bordelli per i soldati americani che provenivano dal fronte. Di lì ad un paio di decenni conobbe una sorta di miracolo economico, nell’ambito della più generale ascesa delle “tigri asiatiche”. Oggi è una città moderna e rutilante con squarci di arretratezza e povertà tipicamente asiatiche. Una città che qualche vecchio forcaiolo comunista condannerebbe come deteriore espressione di capitalismo reale. Io trovo sia coinvolgente e frenetica, efficiente e consumista, sensuale e marchettara. Sta al visitatore scegliere quel che di meglio è in grado di offrire, privilegiando la sensualità (ad esempio di alcune belle massaggerie) alle marchette da strada, l’opportunità di acquistare buoni prodotti -ad esempio di alta tecnologia, artigianato, antiquariato e gioielleria-, a prezzi spesso convenienti, al consumismo becero.

Cultura ed entertainment
Le distrazioni della carne sono notoriamente molte a Bangkok. Un moralista hindu la definirebbe l’espressione quintessenziale della Maya, del mitico velo sugli occhi che preclude la visione autentica (a patto che questa autenticità non sia troppo noiosa e bacchettona) della realtà.
E’ difficile stabilire quanto la carne meriti le proprie debolezze, sicuramente a Bangkok chi è “debole di carne” ha modo di scialare, rischiando tra l’altro di sperperare piccoli o grandi patrimoni.
La sensualità della città degli angeli è a tutto tondo. Anche andare dal parrucchiere può essere un’esperienza sensuale per la gentilezza, la grazia con cui si viene trattati. L’istanza principale è quella di mettere costantemente a proprio agio il cliente, dissetandolo, facendolo accomodare in spazi accoglienti, con buona musica e, dato il clima tropicale, ben refrigerati.
L’offerta di cibo è generalmente di buon livello e molto diversificata. E’ anche possibile trovare degli ottimi ristoranti italiani (ad esempio la Pizzeria Bella Napoli o il ristorante Venezia, entrambi nell’area di Sukhumvit) anche se piuttosto cari per i parametri locali (in particolare se si vuole bere del buon vino). La cucina thai, tuttavia, non ha molto da invidiare a quella nostra ed è senz’altro più accessibile. Non mancano poi buoni ristoranti indiani, vietnamiti, coreani, giapponesi, laotiani, medio-orientali e cinesi. In una parola: è difficile morir di fame a Bangkok, ce ne è per tutti i gusti e per tutte le tasche, fino all’economicissimo e diffusissimo street food (cibo da strada) che contempla carne, pesce, verdure, noodles, frutta, dolci ed è anche abbastanza sicuro (non sicurissimo) per la salute.
Dando alla carne ciò che le spetta, credo sia un peccato trascurare alcuni aspetti culturali della città. In primo luogo credo meriti almeno una mattinata il National Museum per una conoscenza della storia e delle diverse espressioni artistiche e tradizionali del paese.
Poco distante si trova il Wat Phra Kaew, il Tempio del Buddha di Smeraldo che comprendeva anche la precedente residenza dei re thai: il Grand Palace. Il complesso templare è stato inaugurato nel 1782, a seguito del trasferimento della capitale da Thonburi a Krungthep. La visita richiede un abbigliamento appropriato, vanno evitate le minigonne e le scollature ma anche i pantaloni corti. Va inoltre ricordato che “mostrare i piedi”, seduti in terra, ad un’immagine del Buddha è considerato oltraggioso.
Meno affollato del Wat Phra Kaew, il Wat Pho ha la più imponente collezione di immagini di Buddha e la più grande scultura di Buddha sdraiato, integralmente laminata d’oro, della Tailandia. Il Wat Pho, soprattutto nel pomeriggio avanzato, poco prima della chiusura (alle 17.00) può anche dare l’opportunità di momenti di intensa pace e raccoglimento, preziosi nel reame rutilante della maya.
Dato alla cultura il tributo che le spetta, l’entertainment, nella città degli angeli, è straordinario. Sono molte le buone discoteche, i locali di musica dal vivo ed un’esperienza interessante può essere spendere un paio di ore in uno degli avveniristici cinema, in alcuni dei quali sono anche disponibili film stranieri. Il clichè imporrebbe una serata al Lumphini Stadium o al Ratchadamnoen Stadium per uno spettacolo di Muay Thai, la box tailandese. Personalmente, al ring ho preferito il Kathoey Cabaret, lo spettacolo di travestiti e transgenders (ce ne sono molti in Tailandia, sono molto più accettati che in altri paesi e fanno anche lavori del tutto “normali”: infermiere, portinaio, segretario ecc.) che si tiene ogni sera in due teatri della città. Lo spettacolo è di buon livello, non è assolutamente volgare ed in certi momenti è anche divertente. Riscuote in genere moltissimo successo con ricche comitive di giapponesi.
In conclusione, come non spendere due parole sui celebri go-go bars che hanno fatto la gioia dei poveri reduci dai fronti di guerra in Vietnam? In buona sostanza sono quei locali, in genere notturni, gremiti di ragazze avvenenti disposte a prendersi integralmente cura dei clienti. Alcuni trovano il fenomeno deprimente o una finestra sulla difficile condizione della donna, in Tailandia.
Naturalmente la questione è troppo complessa ed esprimere giudizi a chiusura di un breve articolo rischierebbe di essere azzardato. Quel che posso dire qui è che la zona a luci rossa, Patpong, con una maggiore concentrazione di go-go bars può anche presentare qualche rischio. Viene ad esempio sconsigliato di entrare in locali dove vengano offerti spettacoli di sesso dal vivo perchè includono spesso non espliciti sovrapprezzi sulle consumazioni. E’ tuttavia difficile contestare un conto spropositato quando le porte del locale vengono prontamente chiuse e presidiate da erculei figuri. Per chi volesse trascorrere una serata in un go go bar sono invece consigliabili, anche da frequentatori incalliti, il Soi Cowboy ed il Nana Entertainment Plaza, entrambi in zona Sukhumvit.