La critica sociologica, numero 200

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La critica sociologica, numero 200

E’ con grande piacere che divulgo un comunicato ricevuto dalla Professoressa Maria Immacolata Macioti, mia relatrice, nel lontano 1999, alla discussione della tesi di laurea su Osho Rajneesh e i neo samnyasin per la cattedra di Sociologia della religione.

 

È appena uscito il n. 200 de «La critica sociologica», rivista trimestrale fondata nel 1967 da Franco Ferrarotti e da lui tuttora diretta. Un numero speciale, quindi. Un caso tanto più interessante, di tenuta, di lunga durata, in quanto questa non è stata mai una rivista strettamente accademica, pur pubblicando sempre prestigiosi nomi di studiosi, di regola docenti universitari.

Il direttore si interroga, nel suo corsivo introduttivo, su: Da dove veniamo. Dove andiamo. Poi, brevi interventi di studiosi che da anni sono in contatto con la rivista. Sociologi  come Michel Maffesoli, docente a Paris 5, la Sorbona; come E. Doyle McCarthy, della NYU; come Arta Musaraj, editorin Chief di «Academicus International Scientific Journal»,  oggi vice Rettore per le Relazioni Internazionali e la Ricerca Scientifica dell’università “Learasi” di Tirana. Ancora, compare Gaston Pineau, con il quale da anni sono aperti confronti sul tema della memoria. Sono presenti anche noti studiosi e compagni di strada di altre discipline, come i filosofi Giuliano Campioni, noto studioso di Nietzsche, e come Carlo Sini.   E, ancora, intervengono i sociologi italiani  Enzo Pace (Università di Padova), Enzo Mingione (Milano Bicocca), Enrico Pugliese  (Sapienza), amici da anni del trimestrale..

Si trovano in questo numero articoli che per la maggior parte ricordano il ruolo storico della rivista (Musaraj), i temi principali trattati (Mingione, Pugliese). Il pensiero di Franco Ferrarotti (Pineau, Sini). A volte, articoli con dedica speciale a Franco Ferrarotti (Campioni).

Non solo: sono qui pubblicati i Sommari di tutti i numeri precedenti, a partire dal N. 1, Primavera 1967: il numero di pagine dedicato ai Sommari, da 77 a 167, concorre a far comprendere il grande lavoro svolto, negli anni, da questa rivista.

In copertina,  una foto a vividi colori  del campo profughi  Darashakran, nel Kurdistan iracheno, di Emanuela del Re.