Manuel Olivares: un romanzo per disertare le galere del mondo!

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Di seguito un articolo critico della Dottoressa Anna Manna, bibliotecaria presso la Facoltà di Lettere dell’Università La Sapienza di Roma e critico letterario, sul penultimo testo della Viverealtrimenti Editrice: Barboni sì ma in casa propria; Ciarpame Psichedelico, Buddhagnomo, Mammanarchia ed altre storie.
L’articolo sta per essere pubblicato sulle riviste Il Convivio e La Voce Romana.
Buona lettura!

Quando la vita plasma un vero scrittore
Manuel Olivares è un nome già noto al pubblico dei lettori.
Sociologo, gran viaggiatore, studioso, editore in questi ultimi anni, dopo una parentesi giovanile ricca di avventurosi viaggi, è riuscito a ritagliarsi un posto interessante nel panorama culturale. Soprattutto il suo saggio sulle comunità ed ecovillaggi ha suscitato l’interesse di tutti quei lettori che desiderano scostarsi da percorsi letterari ovvi e classici per inerpicarsi in nuove visuali letterarie e di vita.
Dunque, quando ho ricevuto l’ultimo suo libro Barboni sì, ma a casa propria, ho desiderato leggerlo con slancio: sentivo che nascondeva qualcosa di nuovo. Forse l’odore del viaggio, il sapore dell’avventura. Ma poi, pagina dopo pagina, mi sono resa conto che parlava un linguaggio particolare.
Un profumo denso e spesso mi avvolgeva nella lettura e mi sembrava ad ogni nuovo capitolo d’imbattermi in un personaggio diverso, anche se l’autore parlava sempre e soltanto in prima persona.
Non sapevo svelarmi l’arcano e l’attribuivo a qualche diavoleria strutturale che riusciva ad affascinarmi ed a trascinarmi con la stessa emozione delle prime pagine.
Poi ho preso una decisione.Quando si vuole stanare qualcuno o qualcosa, non si segue il percorso lineare, non si accetta un incontro con il biglietto da visita. Ma si cerca di sorprendere l’indagato, per così dire, all’improvviso, cogliendolo alla sprovvista.
Ho provato perciò a leggere l’ultimo lavoro letterario di Manuel Olivares in un modo nuovo, diverso: aprendolo a metà, iniziando dalla fine, cominciando dall’inizio e poi andando subito al finale e così via.
Ebbene ogni volta il discorso funzionava, il racconto mi affascinava, la costruzione aveva una sua logica ferrea. Ma allora? Cosa succede?
Dopo un iniziale tentennamento ho pensato che la costruzione a metà tra la poesia, il racconto ed il saggio contibuiva certamente a rendere interessante tutto l’insieme. Ma non bastava. Capivo che il fascino, l’interesse e l’aria di novità derivava da altro. Che una costruzione a più piani non basta a giustificare l’esperimento così riuscito.
Alla fine ho capito. Ho capito quando ormai mi ero arresa al coinvolgimento senza stare più ad analizzare come un professore ex cattedra. Quando sono diventato solo un lettore, smessa la veste di critico letterario.
Ecco! Lettore e basta mi sono incontrato sulla pagina di Manuel Olivares con la vita e basta.
Incontro disarmante, affascinante, esaltante. Manuel Olivares ha portato sulla pagina la vita e basta.
In una liberazione totale da ogni indicazione, dogma, insegnamento.
La mescolanza tra poesia e prosa è una ragnatela continua che non conosce paletti o delimitazioni. Lui parla in versi ed in prosa, urla in versi ed in prosa verità bisbigliate, segreti dell’animo appena accennati, profumi, odori, mescolanze, incontri, scontri meraviglie e stupori che sono la vita stessa.
La terra, l’India, il più piccolo rumore o l’estasi più invadente, in lui tutto diventa protagonista di questo meraviglioso, variegato dipinto sinfonico.
Mi sono accorta di avere tra le mani uno scrigno densissimo di futuro, come è denso il futuro del mondo.
In quest’opera liberatoria per se stesso e per i lettori Manuel scarta, porta alla luce tutto, invade ogni spazio, conquista ogni pezzetto di mondo e ce lo restituisce per farci fruire delle sue emozioni e delle emozioni che il mondo può offrirci.
Allora ho capito di quanto siano ammalati di letteratura tanti scrittori e, viceversa, da quanto naturalismo spicciolo siano sopraffatti tanti emergenti. Ho capito che i lunghi viaggi in altre culture ed in altri mondi hanno liberato Manuel da ogni ipotesi o tesi.
Manuel vive sulla pagina e con lui tutti i nostri segreti vengono svelati in un andare verso il mondo che ci rinnova e riscrive le nostre identità.
“Io ora vivo nomade
e forse per questo,
i piedi liberi da radici,
ho la saltuaria gioia di riprendere fiato”.
Questa saltuaria gioia la proviamo anche noi, leggendo Manuel ed il suo romanzo.
Ci sembra di riprendere il gusto di leggere, abbandonarci ad un narratore verace che ha spaccato i paletti ed i limiti di una narrazione tradizionale, pur conservando il respiro vasto e denso della narrazione classica.
Del resto scrivere per lui “è una chiave rubata per disertare le multiformi galere del mondo”. Un uomo libero, in perenne fuga e così nasce il saggio sulle comunità, “una mappa per animi inquieti “. E dopo… nuovi viaggi, nuovi incontri, nuovi amori.
Descrivere gli incontri di Manuel con la donna è riscoprire l’arte della sensualità al di là delle menzogne meretrici della società contemporanea. La sessualità descritta da Manuel è allo stato puro, senza le misure dei sarti sulla bellezza femminile o i dettami della moda. La bellezza, l’avvenenza, la sensualità femminile è la terra stessa, è il nido che accoglie.
Penetrare la sua donna indiana è come penetrare l’India.
Psiche, storia, fascinazioni, bisogni primordiali, tutto ribolle nel magma del romanzo di Manuel Olivares, questo novello Ulisse si abbandona alla sinfonia del viaggio, ne subisce le difficoltà, i dolori ma mai si sazia di reincarnarsi in nuove ipotesi di vita. Che però alla fine confluiscono tutte nel cono della verità.
Una verità cercata nel linguaggio, nel racconto, nel viaggio dentro e fuori di sè. Un desiderio di maturità che è onnipresente nelle pagine ed un’impossibilità ad arenare le nuove consapevolezze raggiunte in qualsivoglia bandiera.
Manuel è sempre pronto a partire di nuovo, è sempre pronto ad incarnarsi in un nuovo desiderio.
Il libro? Le pagine scritte? Forse è pronto a bruciarle per riscriverle di nuovo.
In lui nulla è detto, nulla è fermo, nulla è deja vu. Manuel è scrittore vero, senza statue di se stesso. Senza carte o pergamene celebrative di se stesso e del mondo. L’India è vastissima come il suo cuore e la sua mente. Non è possibile imbrigliarla.Anche a casa sua sarà sempre e soltanto libero.
Barbone, senza chiavi e senza stracci che lo possano tenere prigioniero.
Nelle sue pagine balza così il personaggio, sia esso donna o uomo, sia esso l’io narrante o la figurazione riuscita, come verità di vita. L’incontro non è mai a tavolino, alla luce del comodino. Lui i tavolini li scardina ne costruisce aerei, tappeti volanti per ripartire di nuovo. E’ per questo che non volendo essere uno scrittore, non inseguendo miraggi letterari, diventa uno scrittore vero, nuovo, sorprendente.
Leggendo questo libro ho incontrato tante facce, tante storie, tanti amori, ho incontrato paesaggi misteriosi, solitudini profonde e miraggi incandescenti. Ho incontrato donne incantevoli e messaggi flautati.
Ma soprattutto ho incontrato uno scrittore vero, come non se ne leggono più da tanto tempo.