MCF Mondo di Comunità e Famiglia

Posted in Comunità intenzionali ed ecovillaggi

MCF Mondo di Comunità e Famiglia

MCF è una associazione di promozione sociale che prende corpo, nel giugno del 2003, da ACF — Associazione di Comunità e Famiglia ―, fondata nel 1988.
Nel testo Comuni, comunità ed ecovillaggi in Italia, viene presentata ACF come una rete di comunità di ispirazione cattolica che si richiamavano esplicitamente al cristianesimo originario della comunità gerosolimitana, organizzata da Giacomo il giusto (secondo alcuni fratellastro di Gesù) poco dopo la messa a morte del “Salvatore”.

I cristiani delle origini, stando a quanto si legge sugli Atti degli Apostoli, «stavano insieme e avevano tutto in comune. Vendevano poi le proprietà e i beni e ne distribuivano il ricavato a tutti, secondo che ognuno ne aveva bisogno» (Atti, 2: 44-45).

Sembra proprio che l’ideale gerosolimitano conservi ancora una sua attualità, come abbiamo parzialmente visto nella sezione storica di questo testo.

In Italia un’esperienza particolarmente significativa è stata — ed è ancora oggi ― quella di Nomadelfia, che considereremo nella sezione toscana.

Considerando specificamente le comunità familiari, aggregate prima in ACF, oggi in MCF, l’idea è stata elaborata da Bruno ed Enrica Volpi, a seguito di un “illuminante” viaggio nelle realtà di villaggio africane ed ha avuto come primo esito la fondazione della comunità di Villapizzone, a Milano, nel 1978.

MCF nasce con l’intento di avvicinare tutte le esperienze scaturite da questo primo, celebre, esperimento comunitario che coinvolgeva, oltre ai coniugi Volpi, i coniugi Nicolai ed un gruppo di Padri Gesuiti.
«Motore ed essenza di MCF», scrivono sul sito www.comunitaefamiglia.org, «è la convinzione che le persone e le famiglie, valorizzando la loro diversità, se cammineranno verso la realizzazione della propria vocazione, in un contesto di fiducia, accoglienza, sobrietà, solidarietà, condivisione, responsabilità, realizzeranno un altro modo di vivere che le renderà felici così da contagiare chi sarà loro vicino».
L’associazione è organizzata in nodi, nel momento in cui «le persone che condividono gli orizzonti di MCF, ovunque esse si trovino, possono autonomamente promuoversi ed organizzarsi, mantenendosi collegate, nel rispetto dello statuto dell’Associazione».

Momento centrale della vita associativa è l’appuntamento annuale in un’Agorà; «un luogo dove incontrarsi per scambiarsi le esperienze dei rispettivi cammini».
Citando ancora dal sito:


«L’immagine che richiama la struttura dell’Associazione è quella di persone impegnate in un’ascensione in montagna: si sale in cordate e ogni cordata è una proposta di solidarietà che permette alla persone di essere risorsa per se stessa e per il proprio contesto sociale. Le cordate sono: quella degli amici, che si riconoscono nei valori e modi di sperimentarli anche senza appartenere ad ambiti specifici, i gruppi di condivisione, la cordata solidale del lavoro, le associazioni di volontariato regionali, le comunità territoriali di famiglie e persone, le comunità residenziali di famiglie e persone».

 

Quello della condivisione è un leitmotiv della comunità intenzionale, che non può esistere in assenza di una minima messa in comune di idee, valori e risorse economiche.

Nel caso qui considerato, tuttavia, possiamo dire che sia la stessa dimensione esistenziale ad essere oggetto di condivisione, anche in un contesto non integralmente comunitario.

In MCF i gruppi di condivisione «nati per rispondere alla domanda di accompagnamento, sono luoghi di confronto e discernimento per le famiglie che vivono in comunità, o si preparano a entrarvi, oppure, semplicemente, sentono il bisogno di uno scambio e di una crescita. Lo strumento di questo accompagnamento è l’auto ed il mutuo aiuto, attraverso il racconto di sé, l’ascolto degli altri e la condivisione non giudicante delle esperienze»[1].

La condivisione della dimensione esistenziale si ha, in maniera meno strutturata, in molte altre esperienze comunitarie; il cerchio nel popolo degli elfi o ad Olat, ad esempio, rappresenta, tra le altre cose, un momento di condivisione di questo genere, come, con modalità diverse, i momenti di sharing nei gruppi di lavoro di Findhorn Foundation.

Un elemento interessante ed originale di ACF e, negli ultimi anni, di MCF sta nell’aver concepito e realizzato una complementarità tra la dimensione familiare e quella comunitaria.

Ad entrambe viene conferito un imprescindibile valore, mentre spesso la comunità intenzionale (in particolare quella più vicino al modello della comune degli anni ‘60 e ‘70) è stata concepita e vissuta, come abbiamo visto nella sezione storica, come momento di ridimensionamento, finanche superamento della famiglia.

Altri valori portanti di MCF sono la sobrietà, la comunanza dei beni, il mutuo aiuto e l’aiuto dei bisognosi (l’associazione è anche attiva sul versante dell’affido familiare e dell’appoggio ai giovani in difficoltà) oltre alla “comunione delle diversità”.

Le comunità di questo movimento sono dunque “aggregati” di famiglie, che condividono spazi di vario genere in città o campagna.

La comunità di Villapizzone, ad esempio, si è sviluppata in una ex cascina, riorganizzata come “condominio solidale” alla periferia di Milano. È costituita da cinque famiglie ed una piccola confraternita di gesuiti.

Volendo fare un “esempio rurale” si può invece citare Il Ponte — composta di due famiglie che vivono in una ex canonica in provincia di Como ― oppure Berzano: una struttura agricola di trenta ettari che ne ospita cinque.

Il “condominio solidale” è stata l’idea più originale di Bruno Volpi e dei suoi collaboratori. Rappresenta difatti un modo di portare la dimensione comunitaria nelle periferie metropolitane o nei centri cittadini, dunque di innestare la comunità intenzionale nel tessuto dell’ordinaria vita sociale.

Personalmente ho visitato un condominio solidale di MCF a Milano — Bruzzano ― in cui sono coinvolte quattro famiglie.

L’esperienza di Bruzzano nasce con l’acquisto di una palazzina ― nell’omonimo quartiere, periferico e popolare — riadattata alle esigenze comunitarie.

Le zone-notte delle diverse famiglie vengono predisposte tutte sullo stesso piano, così le zone-giorno mentre alcuni locali vengono usati collettivamente, ad esempio come deposito per le provviste.

Vengono naturalmente approntati alcuni spazi da utilizzarsi per l’ospitalità, un valore sentito tra i membri di MCF.

La cosa che più mi ha affascinato di Bruzzano è un esperimento cui sta partecipando in collaborazione con la comunità di assistenza psichiatrica Mizar, nata nel 1999 ed oggi convenzionata con l’ASL.

Per i primi anni la comunità Mizar ha avuto sede nelle strutture del manicomio Paolo Pini di Milano, in quanto i suoi obiettivi primari erano e sono ancora oggi la risocializzazione e la qualità della vita degli ultimi 12 pazienti, di età compresa tra i 40 ed i 60 anni, “schizofrenici residui”.

Questi vengono in seguito trasferiti in una palazzina di Bruzzano, adiacente al nascente condominio solidale.

La vicinanza degli ospiti di Mizar e delle 4 famiglie del condominio solidale non è casuale ma rientra in un progetto riabilitativo — operativo dagli inizi del 2002 ― che vede coinvolti MCF, la Cooperativa Farsi Prossimo (che gestisce la comunità psichiatrica) e la Caritas Ambrosiana.

Si vogliono favorire una “calda” interazione quotidiana e rapporti di amicizia e solidarietà tra i membri delle famiglie di MCF e gli ex pazienti del Paolo Pini.

Questi possono entrare e uscire liberamente dalla comunità (eccezion fatta per qualche caso che richiede maggiore cautela).

Possono dunque intrattenersi nell’androne della palazzina contigua a giocare con i bambini dei vicini, accettarne inviti a pranzo o a cena o più semplicemente a bere un caffè.

In occasione dei molti compleanni, si festeggia generalmente assieme e si condividono tanti altri momenti in maniera completamente spontanea.

In questo esperimento, la freschezza di rapporti umani autentici, scevri da ruoli istituzionali, sta producendo risultati insperati.

Alessandro, l’assistente sociale di Mizar, a pochi anni di distanza non esita a parlare di miracoli, descrivendo come disperata la condizione dei pazienti psichiatrici agli inizi del ’99: persone che andavano in giro nude, sporche e non parlavano più.

Erano stati anche privati dei propri documenti personali; in una parola erano stati oggetto di una vergognosa rimozione sociale.

Oggi gli ospiti di Mizar, assistiti in un contesto più umano, hanno ripreso a parlare, sono puliti, hanno anche un minimo di autonomia di spostamento nel quartiere: vanno a fare la spesa o dal barbiere ed hanno instaurato un rapporto di profonda amicizia con in vicini, in particolare con i bambini.

Sono stato due o tre giorni a Bruzzano, ho intervistato le persone da cui ero ospite, ho visitato i locali di Mizar ed ho conosciuto quasi tutti i pazienti. Mi sono fatto un’idea molto positiva di questo progetto; lo ritengo di grande valore umano, molto innovativo, di semplice concezione e davvero efficace nei fatti. Credo che esperimenti di questo genere vadano divulgati e incoraggiati con decisione.

Ormai esiste un filone abbastanza nutrito che identifica in forme di vita comunitaria o pseudo-comunitaria interessanti prospettive terapeutiche.

In chiusura, un minimo di spazio per gli aspetti pratico-organizzativi: molti membri di MCF lavorano in cooperative dell’associazione che si occupano di sgomberi, ricicli, ambiente, ristrutturazioni ecc. (un esempio in questo senso può essere la Cooperativa Di Mano in Mano ― 30 soci, 4 dipendenti e 25 persone svantaggiate —, attraverso la quale si sostentano le comunità familiari di Villapizzone e Castellazzo), altri hanno lavori “ordinari”.

Non di rado le donne si occupano solo della dimensione domestica.

MCF è una di quelle realtà dove è molto sentito l’aspetto comunitario, ragion per cui tutte le risorse economiche, sia dagli introiti delle cooperative che dai lavori esterni dei membri dell’associazione confluiscono sui conti correnti delle diverse comunità. Ogni famiglia riceve, ogni mese, un assegno in bianco per prelevare la cifra che le occorre per i propri bisogni interni.

Naturalmente l’etica dei consumi è improntata ad una certa frugalità e difatti i contocorrenti registrano, il più delle volte, un buon attivo.

Le diverse realtà comunitarie godono di ampia autonomia e si autogestiscono da un punto di vista sia economico che organizzativo per quanto, sullo sfondo, l’associazione mantenga una funzione di supporto.

Esiste un organismo formato dai rappresentanti delle comunità aderenti, Il Capitolo, che si riunisce periodicamente con l’intento di custodire, arricchire e migliorare la vita comunitaria.

Attualmente sono 38 le comunità familiari di MCF: una in Trentino Alto Adige, 2 in Veneto, una in Friuli, 3 in Piemonte, 21 in Lombardia, 2 in Emilia Romagna, 3 in Toscana,  2 nel Lazio e una nelle Marche.

Per avere gli indirizzi ed i numeri telefonici si può visitare il sito http://www.comunitaefamiglia.org/.

 

MCF -Mondo di Comunità e Famiglia-
Via Urbino 9, 20161 Milano
Tel./Fax 0236524602
Email: mcfsegreteria@comunitaefamiglia.org
Sito internet www.comunitaefamiglia.org

 

[1] Citazione ripresa dal vecchio sito internet www.acieffe.com ma valida, naturalmente, ancora oggi.