Pignano

Posted in Comunità intenzionali ed ecovillaggi

Riguardo questa realtà comunitaria ho il piacere di presentare l’articolo “L’ecovillaggio di Pignano”, pubblicato sul Quaderno XII (2007/2008) del Laboratorio Universitario Volterrano. L’autrice è l’amica Rossana Guidi (rossanaguidi@libero.it), Dottoranda in storia e sociologia della modernità presso l’Università di Pisa, seguita dal Professor Mario Aldo Toscano, ordinario di sociologia nella stessa Università.

Nell’entroterra volterrano, seguendo la statale 53 del Cornocchio in direzione Gambassi, si innalza, tra le sorgenti dell’Era Viva, il piccolo borgo di Pignano, composto da porta, mura castellane e Pieve del XII sec., da una villa del XVIII sec. e da rustici adibiti ad abitazioni. Un posto di antica memoria che in giornate plumbee si mimetizza, con la sua pietra, nella terra della campagna arata, colorata dalle molteplici sfumature del grigio.
Chi visita questo luogo per la prima volta, non può non rimanere affascinato dal paesaggio ― alternato da macchie di bosco, olivi e colture — dai giardini adiacenti la villa, dalla piscina scavata nella roccia e dalla sontuosa eleganza delle costruzioni signorili.
Circa otto anni fa, Pignano è stato acquistato da un ricco filantropo inglese che lo ha dato in gestione a un gruppo di amici per sperimentare una particolare forma di convivenza comunitaria, basata sulla sostenibilità ecologica e sul progetto di realizzare, nel lungo periodo, l’autosufficienza alimentare ed energetica.
«Per raggiungere l’autosufficienza alimentare» spiega Camilla, una delle fondatrici storiche del progetto, «abbiamo duecento ettari di terra, in cui coltiviamo favino, farro, grano saraceno, fieno per i cavalli e un orto, seguendo i principi della biodinamica. Per il momento la meta è ancora lontana, ma l’obiettivo futuro è quello di realizzare una sorta di “zona artigianale”, in cui verranno costruiti fienili, laboratori per gli attrezzi, una falegnameria e un piccolo negozietto per poter vendere i nostri prodotti. Anche gli animali aumenteranno. Inseriremo infatti delle mucche, necessarie alla biodinamica e costruiremo un maneggio. Per l’autosufficienza energetica, invece, abbiamo dei grossi pannelli solari e cento ettari di bosco da cui ricavare la legna che, immessa nella caldaia e collegata con i pannelli solari, garantisce la copertura energetica dell’intero borgo. Stiamo inoltre costruendo un impianto fotovoltaico e ci avvaliamo della fitodepurazione per il riciclo delle acque piovane. La ricostruzione degli edifici, infine, è stata realizzata seguendo i canoni della bioedilizia. Per questa attenzione agli aspetti ambientali, definiamo la nostra comunità intenzionale un ecovillaggio».
Oltre all’aspetto ecologico, nel borgo viene data molta importanza alla sperimentazione della vita comunitaria. Pignano non è una comune nel senso stretto del termine dove si collettivizza la proprietà e si adotta un’economia condivisa, ma una comunità intenzionale, un ecovillaggio, i cui componenti decidono volontariamente di stare insieme e di perseguire un obiettivo condiviso, con una particolare attenzione ai temi ambientali.
I motivi che hanno spinto il gruppo a formarsi non vanno ricercati nella politica, nella religione o in un particolare guru ispiratore ma esclusivamente nell’amicizia che lega i propri membri da anni. Pur vivendo ciascuno nella propria abitazione, il gruppo condivide infatti i pasti, per scambiare opinioni e garantire il confronto reciproco. I figli (nove più uno in arrivo) frequentano le strutture scolastiche presenti nel borgo (scuola dei bambini da 0 a 3 anni, da 3 a 6 anni e scuola elementare materna) seguiti nel percorso di studi da un genitore o da un adulto competente che segue il programma ministeriale, avvalendosi del metodo pedagogico Montessori. Il gruppo (dodici membri), infine, lavora all’interno della ricezione turistica della villa, adibita ad agriturismo, in cui organizza anche corsi relativi ai temi dell’ecologia ed eventi vari, come workshop d’arte, matrimoni, banchetti etc.
Nell’esperienza comunitaria di Pignano, non mancano comunque delle difficoltà. Con la recente introduzione di nuovi membri, spiega infatti Camilla, «non abbiamo ancora raggiunto una completa uguaglianza di potere decisionale. Per il momento abbiamo una gerarchia, composta da un core-group (un nucleo decisionale) che gestisce l’amministrazione finanziaria e burocratica secondo le direttive del proprietario e un’assemblea, con funzione consultiva. Consapevoli dei nostri attuali limiti, stiamo comunque lavorando per integrare progressivamente i nuovi membri nell’apparato decisionale dell’ecovillaggio. Questo futuro risultato sarà possibile solo grazie al raggiungimento della totale autonomia finanziaria, elemento fondamentale per l’autodeterminazione. Pur con le nostre mancanze, possiamo definirci un gruppo in continua evoluzione che cerca di crescere nel maggior rispetto della natura, di noi stessi e dell’umanità, verso un ambizioso progetto di sostenibilità ecologica, di autosufficienza e di autonomia che consentirà di apportare, nella struttura organizzativa della nostra esperienza, i miglioramenti desiderati».
Per il fine della nostra ricerca, la visita all’ecovillaggio è stata dunque funzionale all’analisi di un tipo specifico di comunità, inclusivo e forte, dove i membri sono uniti da un profondo legame di solidarietà e di sostegno reciproco. Nell’ecovillaggio di Pignano, infatti, gli individui decidono volontariamente di vivere insieme, ponendo il ritorno alla natura e il rispetto dell’ambiente come progetto condiviso. Ciò crea un vincolo di appartenenza ad una comunità intenzionale che gradualmente prende forma e li trascende, garantendo al contempo il massimo grado della presenza individuale in quella collettiva.
Il legame alla terra — con le sue specifiche connotazioni prima descritte ― rappresenta inoltre un ritorno alle origini della modernità, dove la natura era l’interlocutore fondamentale dell’individuo che, legato al lavoro nei campi, costituiva comunità sedentarie di autosufficienza. L’avvento della modernità e della Rivoluzione industriale, il progressivo abbandono della campagna, la costruzione di nuove fabbriche, cancellano o riducono progressivamente il tipo di comunità tradizionale basata integralmente sull’agricoltura.
Oggi, nell’era della globalizzazione e della destrutturazione del mercato del lavoro, in cui il declino della comunità è portato al suo massimo grado, è interessante notare come Pignano faccia propri gli arcaismi della comunità tradizionale, basati sul rapporto intimo dell’uomo con la natura, rivalutandoli in un progetto di vita post-moderno.
In questo senso, l’esperienza di Pignano rappresenta dunque, con la propria storia e le proprie peculiarità, con i propri pregi ed i propri limiti, un esempio sui generis di socialità alternativa, una risposta concreta ai processi di rottura dei legami sociali della società e ai rischi ambientali prodotti dal sistema economico globale. Resta da valutare se un tale tipo di comunità possa nascere e svilupparsi autonomamente con le proprie forze, senza il fortuito aiuto di capitali esterni.

Ecovillaggio di Pignano
Località Pignano 6, 56048 Volterra (PI)
Tel. 058835032
E-mail bcazac@tin.it