Quel che i razzisti vogliono ignorare: l’invenzione dell’“Europa” (1)

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Quel che i razzisti vogliono ignorare: l’invenzione dell’“Europa” (1)

Proponiamo una nuova serie i articoli del nostro collaboratore Silvio Marconi, autore, con Viverealtrimenti, di Quando una farfalla batte le ali in Cina. Buona lettura!

 

Il 1 settembre 2018 è morto a 96 anni il più grande genetista e demografo d’Europa, Luigi Luca Cavalli Sforza (nella foto), colui che ha dimostrato scientificamente l’inesistenza delle “razze umane” ed il fatto che le differenze all’interno delle singole popolazioni umane spacciate per “razze” sono geneticamente superiori alle differenze fra tali popolazioni, nonché ha evidenziato che prendere per elementi di diversità “razziale” specifici fattori come la forma del naso, il colore della pelle, ecc. (e non altri) sia del tutto falso perché l’aspetto degli individui (fenotipo) non corrisponde affatto automaticamente al loro patrimonio genetico (genotipo), ed infine ha anche rilevato altre due questioni decisive: che nessun carattere culturale (religione, ideologia, ecc.) si trasmette geneticamente e che le popolazioni sono tutte risultati di innumerevoli rimescolamenti genetici (salvo pochissimi casi di gruppi rimasti isolati per millenni) dovuti a migrazioni, invasioni, congiunzioni sessuali (volontarie o non), rielaborazioni per adattamento all’ambiente, ecc. e che da un lato non esistono popolazioni “pure”, dall’altro tanto maggiori sono questi rimescolamenti, tanto più adatto risulta il patrimonio genetico ad affrontare le sfide ambientali e del mutamento (a volte cataclismatico) dell’ambiente, cosa che peraltro si accompagna (ma non si sovrappone) al fatto che le popolazioni aventi maggiori contatti umani, sociali, culturali e che hanno maggiori apporti demografici, culturali, materiali ed immateriali da altre popolazioni risultano, nella Storia, avere maggiore successo in ogni campo (tecnologico, politico, culturale, artistico, perfino militare) delle popolazioni “chiuse” verso l’esterno.

Questo insieme di elementi conferma definitivamente che il razzismo è un triplice falso, perché non esistono “razze superiori”, è vero esattamente il contrario di quanto i razzisti affermano relativamente al “pericolo” delle contaminazioni culturale ed infine non esistono semplicemente le razze!

Che il razzismo sia un triplice falso va ricordato sempre e ovunque, sia ai razzisti (che non muteranno comunque volontariamente per questo la loro posizione, perché privi di capacità/volontà di liberarsi di pregiudizi che fanno loro immensamente comodo e che sono frutto di campagne diseducative plurisecolari), sia a chi proclamandosi antirazzista continua però a covare pregiudizi che si alimentano in uno o più di quei tre falsi, perfino quando afferma che si deve combattere il suprematismo razziale.

Che il razzismo sia un triplice falso è dunque un fatto, non un’opinione, e Cavalli Sforza ne ha dato centinaia di pagine di prove scientifiche che si aggiungono a quelle di tanti altri genetisti ed antropologi pure figli della cultura occidentale; chi nega questa verità può essere paragonato a chi crede nei fantasmi, o che la terra sia piatta, ma con una differenza sostanziale: nessuno che creda ai fantasmi o alla terra piatta (o che gli asini volano) ha mai usato la sua falsa teoria per organizzare discriminazioni, violenze, stragi, guerre, genocidi, i razzisti lo hanno fatto sempre, quando ne hanno avuto la possibilità; pertanto il razzismo non è un’idea falsa come altre, è un progetto concettuale e pratico criminale.

Che il razzismo sia un triplice falso comporta però una serie di conseguenze terribili non solo in termini concreti, di cui l’Olocausto rappresenta l’esempio più tremendamente macroscopico ma non unico, ma anche e prima ancora concettuali e metodologici, senza i quali quelle stesse conseguenze sarebbero impensabili. Le conseguenze concettuali e metodologiche principali sono le seguenti.

La prima consiste nel rimuovere tutta una serie di realtà che contraddicono uno o più di quei tre falsi che sono l’essenza stessa del razzismo. Bisogna innanzi tutto far finta di potersi richiamare a valori “europei” (“bianchi”) superiori a quelli di Asiatici, Africani, autoctoni delle Americhe, Polinesiani, aborigeni australiani e del tutto privi di debiti culturali verso di loro; il che ovviamente è una intera galassia di falsità, ma per i razzisti questo non conta, poiché imboccata la strada della menzogna la si può coerentemente seguire a lungo. Ad esempio si concepisce l’Europa come una realtà distinta da Africa ed Asia a livello storico, geografico e mitico; in realtà il mito fondativo della denominazione attribuita dai Greci a Creta ed alle terre a Nord di Creta (e dunque proprio all’Ellade), poi gradualmente generalizzata a quello che ci si ostina a chiamare “continente europeo”, ci narra come Europa (il cui volto adorna le banconote in Euro) fosse la figlia del sovrano di Tiro Agenore, che salita sulla groppa di un toro bianco che era in realtà Zeus camuffato, venne da lui portata a Creta attraverso il mare e qui violentata da Zeus stesso ritrasformatosi in un’aquila. L’Europa del mito, quindi, è di origine mediorientale ed i suoi figli (proto-europei) sono risultato di uno stupro divino! Altrettanto mediorientale è, peraltro, l’origine di numerosissimi elementi della religione greca e poi greco-romana, come pure del monoteismo ebraico e del Cristianesimo, posto che oltre tutto Gesù non nasce a Roma o nelle Isole britanniche ma in Palestina, ossia in medio Oriente, e mediorientali sono tutti gli apostoli; gli “angeli” sono figure derivate dalla cultura iranica, il rosario nasce in ambito indiano e si diffonde in Cina e in ambito islamico assai prima di arrivare in ambito euro cristiano, la campana dei nostri campanili è stata inventata dai Cinesi ed arriva in Europa grazie ai Cristiani copti egiziani, le aureole dei santi cristiani sono presenti nell’arte sacra induista e buddista secoli prima che in quella cristiana occidentale, la storia del Diluvio Universale appare nella leggenda mesopotamica di Gilgamesh millenni prima che nell’Antico Testamento, il concetto di Paradiso (e il termine stesso, che deriva da pairi daiza, “giardino cinto da un muro”) deriva dalla cultura iranica di matrice oasiana e quindi praticamente tutti gli elementi che fanno parte di quella cultura che ai razzisti piace contrapporre a quelle islamiche, induiste, buddhiste, confuciane derivano proprio dalle aree di fioritura di tali culture, in quella che chiamiamo Asia.

Non basterebbero cento pagine per elencare, poi, gli apporti extraeuropei alle culture europee (“bianche”) in ogni campo, dall’agricoltura alla matematica, dalla chimica all’allevamento, dall’alimentazione all’arte militare, dall’astronomia alla filosofia, dalla lingua alla tecnologia, ecc; carta, pesche, concetto di anima, polvere da sparo, carciofi, numeri “arabi” (in effetti indiani), fuochi artificiali, stampa, ciliegie, montone, seta, nomi delle costellazioni, bussola, staffa, arancio, balestra, gelato, cartamoneta, bande militari, ascesi mistica, alfabeto, dolci tipici siciliani ed umbri, principi della cavalleria, tecniche di cura delle malattie nervose, poesia “stilnovista”, algebra, ecc. sono tutti figli della cosiddetta Asia, mentre cacao, mais, patate, peperoni, tacchino, tabacco, ecc, sono figli delle “Americhe” e dall’Africa ci vengono le percussioni, i riti di trance, tecniche metallurgiche del ferro, il giardino oasiano, tecniche di allevamento equino, il monoteismo di Akhenaton, le tecniche egizie di mummificazione, la chirurgia con trapanazione del cranio, concezioni astronomiche, tecniche idrauliche e innumerevoli altri elementi.

Più ancora, quella che chiamiamo “Europa” non ebbe alcuna popolazione preistorica autoctona di Homo sapiens, posto che esso si originò in Africa (nella regione della Rift Valley) e quindi tutti gli Homo sapiens europei, con gran scorno dei razzisti di ogni epoca, sono di origine africana; per tutta la Preistoria, poi, gli Homo sapiens europei accrebbero il loro bagaglio culturale grazie all’arrivo di elementi culturali (attraverso migrazioni, invasioni e commerci) ed elementi demografici (attraverso migrazioni ed invasioni) di origine africana e soprattutto asiatica, senza i quali in quella che chiamiamo “Europa” non si avrebbero avuti l’agricoltura, l’allevamento degli ovini, la lavorazione dei metalli, la navigazione a vela, il vetro, l’oreficeria e molto altro. Tale apporto, come si è detto, continuò nei millenni e perfino il nostro decantato Rinascimento fu reso possibile solo dagli apporti di matrice islamica (o di transito in essa dall’Estremo Oriente e dall’Africa), mentre senza la carta e la stampa inventate dai Cinesi non vi sarebbero stata la diffusione della Riforma Protestante (che Weber pone alle origini del capitalismo) e del pensiero scientifico in Occidente né la Rivoluzione Industriale, resa peraltro materialmente possibile dai capitali accumulati dagli Europei con la infame tratta schiavista, o meglio col sistema della triangolazione transatlantica (merci dall’Europa all’Africa-schiavi dall’Africa alle Americhe-prodotti americani dal “Nuovo Mondo” all’Europa).

Tutto questo viene sistematicamente negato, rimosso, minimizzato o al più reso scheggia di conoscenza da non mettere mai in relazione con altri elementi, per non permettere il completamento di un puzzle che contribuirebbe largamente ad affossare in ogni mente razionale l’idea infame del razzismo. Così, per fare un esempio, per oltre un secolo e mezzo (si veda la denuncia al proposito di Bernal in Atena Nera) si negò da parte di storici ed archeologi occidentali l’esistenza di faraoni neri (provata invece dalle mummie) che mettevano in discussione la più generale negazione del ruolo delle genti nere nella cultura egiziana che si voleva “sbiancare”, e mentre quando una pittura egizia raffigurava un Nero inginocchiato dinanzi ad un individuo di carnagione chiara si commentava che fosse “un Nero che rende omaggio ad un Bianco”, quando la scena mostrava l’opposto si inventava che i colori simboleggiavano vita e morte…. . Così i meravigliosi bronzi del Benin, danneggiati dai colonialisti inglesi, e gli ori dello Zimbabwe vennero lungamente ascritti a presunte presenze fenicie o egizie (ossia “bianche”) in quelle aree dell’Africa, perché era inconcepibile per gli studiosi razzisti europei che i neri fossero capaci di produrre simili capolavori artistici e tecnologici!

Così le magnifiche opere d’arte degli Sciti e delle altre popolazioni di quelle steppe fra il Volga, il Don e il Caucaso che per tanti Occidentali erano già parte integrante dell’Asia barbarica a cui veniva ascritta la stessa Russia, vennero per lungo tempo falsamente credute frutto di influssi occidentali,  mentre si classificavano come “celtici” i vetri trovati nelle tombe delle culture centroeuropee sebbene mai sia stata trovata in tali luoghi una fornace per la produzione del vetro e le loro forme e simbologie fossero nettamente mediorientali; i nazisti, che peraltro si appropriarono indebitamente del simbolo indiano della svastica, arrivarono oltre, affermando che tutto quel che di civile esisteva ad Est dell’Oder era figlio della cultura ariana protogermanica e che in quelle steppe russe e centrasiatiche il fattore di civilizzazione sarebbero state popolazioni…proto gotiche!”

Possiamo andare anche più a fondo, però, volendolo: dobbiamo chiederci, al di là del mito, cosa si intende per “Europa”? Dal V secolo a.C. i Greci chiamavano “Europa” genericamente ciò che si trova a Nord del Mediterraneo, ma i Romani non usarono mai questo termine fino ad oltre il crollo del loro Impero d’Occidente; significativamente il primo autore in Latino che usa quel termine è San Colombano, abate irlandese della fine del VI secolo d.C., che lo usa in una lettera al papa Gregorio Magno, ossia un personaggio del Nord, che quasi nulla aveva a che fare col mondo mediterraneo. Successivamente il termine viene usato soprattutto in funzione anti-islamica, ad esempio da Isidoro Pacensis di Beja (711-754 d.C.)  nel parlare dei combattenti cristiani che sotto la guida di Carlo Martello hanno vinto la battaglia di Poitiers (10 ottobre 732) contro i Musulmani.

Una entità politica detta “Europa” non esiste, quindi, né in età antica, quando l’Impero romano non include le terre germaniche, la Scandinavia, parte delle Isole Britanniche ed in specie l’Irlanda che sarà poi patria di San Colombano, né in età altomedievale, ma viene evocata dal protagonista della lotta contro i Musulmani a Sud-Ovest e (in forme genocidarie) contro le genti “pagane” slave a Nord-est, Carlo Magno, alla fine del IX secolo d.C. Più ancora, l’idea di un “continente europeo” è una totale invenzione eurocentrica che chiama “continente” una propaggine verso Ovest del vero continente, quello che viene definito “Eurasia”, tanto che da un lato il “continente europeo” coi suoi 10 milioni di kmq è meno piccolo solo dell’Oceania, dall’altro i suoi confini con l’Asia sono del tutto artificiosi; geologicamente l’Europa non ha soluzione di continuità con l’Asia ed averne stabilito il limite sugli Urali e lungo il fiume Ural è una convenzione: tale limite poteva essere altrettanto fantasiosamente posto sui Carpazi o altrove! In effetti nel XVIII secolo alcuni geografi ponevano in passato tale confine non sul fiume Ural ma sul fiume Emba, mentre gli autori anglosassoni (con l’eccezione dell’Enciclopedia Britannica), asserviti agli interessi espansionistici britannici, pongono tale confine allo spartiacque del Caucaso e la definizione di tale limite nel tratto fra il Mar d’Azov ed il Caspio fu opera d’imperio dello zar di Russia nel 1730.

La cosa si fa più complessa se si guarda alla differenza tra presunti limiti geografici e limiti politici: se fino all’indipendenza dell’Algeria, ad esempio, quest’ultima era considerata dalla Francia non una colonia (come tante altre terre controllate dagli Occidentali nei vari continenti) ma  “territorio metropolitano” e quindi “europeo”, ancora oggi la UE considera come sua parte integrante la Nuova Caledonia francese nel Pacifico, le isole Malvinas-Falkland inglesi nell’Atlantico, la Guyana, la Groenlandia colonia danese geologicamente e geograficamente chiaramente americana, le africane énclaves spagnole di Ceuta e Melilla ed altro, mentre ben pochi autori considerano “europei” non solo l’Azerbaigian, il Kazakistan ma anche la Turchia e perfino Georgia ed Armenia, oltre ad oscillare sulla base di interessi di comodo nel considerare “europea” la Russia, salvo poi trovarsi di fronte a politici (come i radicali), organismi sportivi e giornalisti che considerano “europeo” Israele. E’ perciò palesemente evidente che “Europa” è un concetto-fisarmonica, privo di agganci con la realtà geografica e geologica, che si usa a piacimento in epoche e contesti diversi.

Se antropologicamente gli Europei come gli asiatici e ogni altro Homo sapiens del Pianeta sono tutti di origine africana, il che non consente alcuna distinzione, geograficamente e geologicamente l’“Europa” non esiste, è solo un insieme di penisole più o meno rilevanti (da quelle iberica e balcanica assai grandi a quella di Normandia, assai piccola, passando per quella italica di dimensioni intermedie), le più grandi a loro volta articolate in penisole minori (il caso pugliese e calabro in quella italiana), collegate tra loro da una massa terrestre che corrisponde alla regione ad Ovest del Reno, a Nord delle Alpi e nella Pianura Danubiana, ed arricchite da isole ed arcipelaghi anche in questo caso di dimensioni assai variabili, dai piccoli arcipelaghi toscano, nord-adriatico, ellenico ad isole come Creta, Sardegna, Sicilia, all’Irlanda, all’Islanda e alla unica rilevante Gran Bretagna.

Niente di paragonabile per dimensioni a penisole come il Deccan (chiamato sub-continente e che da solo ha una superfiche pari al 45% dell’intera “Europa”), ad arcipelaghi come quello indonesiano o giapponese, ecc. ; giova ricordare che la sola Cina ha una superficie pari al 90% dell’”Europa” e la sola Siberia supera l’”Europa” del 30% in superficie, a conferma del fatto che l’“Europa” è solo una enorme e frastagliata mega-penisola del continente eurasiatico.