Storia del fenomeno comunitario: il comunitarismo iniziatico degli esseni.

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Storia del fenomeno comunitario: il comunitarismo iniziatico degli esseni.

Una delle principali, per quanto poco documentata, correnti religiose del giudaismo antico, attiva tra il II° secolo a.C. ed il I° secolo d.C., è quella degli esseni.
Da molti considerati una setta ascetica, son divenuti oggetto di particolare dibattito dopo il 1947, a seguito della scoperta dei famosi rotoli di Khirbet Qumran, sul Mar Morto, circa 12 chilometri a sud di Gerico, in Palestina.
A Qumran sono stati ritrovati, oltre ai celebri manoscritti, i resti di una comunità identificata da molti studiosi (con alcune autorevoli eccezioni) come la sede principale della setta che, al tempo di Gesù e stando a quanto scrive Filone d’Alessandria, contava circa 4000 membri.
Tra le vestigia sono stati riconosciuti un refettorio, utilizzato probabilmente anche come sala di riunioni, uno scritorium, dove venivano copiati manoscritti, botteghe, magazzini, cisterne e vasche per i bagni rituali.
A pochi chilometri a sud di Qumran, ad ‘Ain Feshkha, sono emersi i resti di un altro insediamento esseno, a vocazione espressamente agricola.
Plinio il Vecchio localizzava a Qumran la sede centrale dell’essenismo, fenomeno esteso anche al di là della Palestina, ad esempio nella “Siria Palestinese” e con probabili ramificazioni in Egitto.
La dottrina degli esseni — il cui nome potrebbe essere reso con “puri”, “bagnanti”, “pii”, “silenziosi” — si presta facilmente ad essere definita “sincretica”. Consideriamone brevemente alcuni elementi, a partire dal peculiare dualismo bene-male, esplicitato in un’attesa escatologica della guerra dei “figli della luce” contro i “figli delle tenebre”. Questa può essere facilmente ricondotta — assieme alla sacralizzazione del sole (cui veniva dedicata la preghiera mattutina, prima di iniziare la giornata di lavoro), ad una credenza negli angeli ed alla presenza di bagni rituali — ad influenze persiane. Considerando invece la diffusa pratica del celibato, il divieto di sacrificare animali (come testimonia Filone d’Alessandria) e l’attitudine cenobitica, diversi studiosi sono inclini a pensare ad un’assimilazione di concetti buddisti. Si possono infine riscontrare parallelismi con la scuola pitagorica , in particolare in merito al periodo di noviziato propedeutico all’ammissione di nuovi membri, all’uso di vesti bianche, alla dieta rigorosamente vegetariana ed al giuramento di mantenere segreta la dottrina.
A quest’ultimo proposito merita menzionare che gli esseni sarebbero divenuti famosi per riuscire a preservare, fino alla morte, la loro “conoscenza esoterica”, sopportando torture atroci con un stoicismo che stupiva i contemporanei.
Gli esseni vivevano generalmente in strutture comuni; case cittadine o vere e proprie comunità isolate, come testimonia lo storico Flavio Giuseppe.
Erano massimamente orientati alla temperanza ed al controllo delle passioni.
La maggior parte di loro, come accennato, disprezzava il matrimonio, adottando figli di altri per disciplinarli allo studio dei testi sacri e delle virtù terapeutiche delle pietre e delle piante.
Pochi preferivano invece sposarsi ma solo in vista della procreazione.
«Costoro», scrive Laura Gusella, esperta di ebraistica, nel suo Esperienze di comunità nel giudaismo antico, «si astengono dal rapporto sessuale quando la donna non è feconda e, per essere sicuri di rispettare questa condizione, sottopongono le donne ad un periodo di prova, per vedere se sono in grado di generare e non si uniscono alle loro mogli quando sono gravide» .
Tutti praticavano la comunità dei beni. Scrive Flavio Giuseppe al riguardo:

«la regola è che chi entra metta il suo patrimonio a disposizione della comunità, sì che in mezzo a loro non si vede né lo squallore della miseria, né il fasto della ricchezza, ed essendo gli averi di ciascuno uniti insieme, tutti hanno un unico patrimonio come tanti fratelli».

Ciascuna comunità essena, dentro e fuori la Palestina, era aperta ad ospitare confratelli forestieri come fossero membri interni.
La loro era, al contempo, un’organizzazione gerarchica (i cui gradi principali erano quelli di postulante, novizio ed iniziato) dove i sacerdoti occupavano una posizione preminente.
Peculiari degli esseni erano le pratiche purificatorie in comune: bagni in acqua fredda con i fianchi cinti da una fascia di lino.
I pasti, ugualmente comuni, erano considerati sacri e venivano consumati, dopo il bagno purificatorio e con indosso vesti bianche, in un locale riservato esclusivamente ai membri della setta.
I cibi venivano preparati nell’osservanza di norme scrupolose di purità e sotto la supervisione di un sacerdote.
Gli esseni erano generalmente apprezzati per la loro sobrietà e le virtù di terapeuti e veggenti.
Molti tra di loro, riporta Giuseppe, vivevano oltre i cento anni, probabilmente grazie alla vita semplice ed ordinata che conducevano.
Vengono considerati abbastanza affini agli esseni i cristiani delle origini, organizzati nella comunità gerosolimitana.
Essi «stavano insieme e avevano tutto in comune. Vendevano poi le proprietà e i beni e ne distribuivano il ricavato a tutti, secondo che ognuno ne aveva bisogno» (Atti, 2: 44-45).
Sappiamo poi che, con l’andare del tempo, il cristianesimo (considerato dallo storico Ernest Renan una sorta di essenismo vincente, per quanto sugli elementi di continuità e discontinuità tra le due “scuole” il dibattito tra studiosi sia ancora oggi particolarmente vivace) avrebbe perso in maniera addirittura sfacciata la primitiva vocazione comunistica e frugale.
La cosa provocò non pochi dissensi, prima e dopo la riforma protestante.
Alcuni fermenti dissidenti, nel dipanarsi dei secoli, ebbero un esito nettamente comunitario.

Per approfondimenti: Comuni, comunità, ecovillaggi