Viverealtrimenti: La storia di Raffaela e dei suoi elefanti

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Viverealtrimenti: La storia di Raffaela e dei suoi elefanti

Raffaela Marongiu, 42 anni, vive a Chiang Mai (Thailandia del nord) da circa dieci anni. E’ sposata con un uomo della minoranza etnica dei Karen assieme al quale sta crescendo un bambino che ha attualmente due anni e gestisce tre elefanti.
Raffaela si è resa disponibile per una breve ed informale intervista in cui ci da conto del suo vivere altrimenti.

Cosa fai per vivere a Chiang Mai?

Mi hanno appena licenziata. Ho lavorato 10 anni per un tour operator, facendo assistenza clienti, ora sono disoccupata. Sto aiutando mio marito a gestire gli elefanti di famiglia, compreso l’ultimo nato…ieri notte.

Dimmi qualcosa in più su questi elefanti di famiglia

La famiglia di mio marito Sinchai possiede gli elefanti da generazioni. Loro sono Karen e vivono in un paesino sul Doi Inthanon, la montagna più alta della Thailandia. Ho conosciuto mio marito quando lavorava in un campo turistico con uno di questi elefanti e negli ultimi anni abbiamo lavorato per cercare di riportarli nella giungla, liberandoci dalla piaga dei campi turistici. Quattro dei nostri elefanti ora vivono liberi vicino al villaggio della famiglia di Sinchai grazie alla sponsorizzazione di un’organizzazione di beneficenza inglese che ci paga, appunto, per tenerli nella giungla.

Possiamo parlare un po’ della minoranza etnica cui appartiene tuo marito?

Il villaggio si chiama Huay Pakkoot, sono sessanta case per meno di 500 persone. Vivono lì da 300 anni e ancora si vestono con i vestiti fatti al telaio, si fanno i cesti di bambù e mangiano qualunque cosa sia commestibile proveniente dalla giungla circostante. Sono agricoltori, piantano mais e riso di montagna, potrei definirlo “riso a secco”. Gli anziani sono vestiti in maniera tradizionale, le donne masticano il betel, usano collane di perline gialle e l’asciugamano avvolto intorno alla testa. Gli uomini fumano foglie di banano con dentro tabacco.

Che status hanno i karen in Thailandia

Iniziamo con il dire che loro chiamano loro stessi pacagnò e la lingua che parlano ha lo stesso nome. Karen è probabilmente il nome che gli è stato dato da missionari e viaggiatori. In Thailandia, generalmente, tutte le minoranze hanno uno status sociale basso, nonostante siano lo specchietto per attirare turisti. I bambini delle cosiddette tribù, nati in Thailandia, hanno carte d’identità provvisorie che usano per andare a scuola ma, in realtà, non sono thailandesi. La famiglia di Sinchai ha i documenti perché suo padre entrò nel paese molto giovane quando ancora non era passata una legge “discriminatoria” che dovrebbe risalire agli anni settanta. Del resto va detto che essendo un paese particolarmente evoluto per gli standard del sud-est asiatico, se non ci fossero state misure di contenimento si sarebbe trovato letteralmente invaso, soprattutto da persone del Myanmar, dove le condizioni di vita sono – a tutt’oggi – proibitive. Va ancora detto che, soprattutto sul fronte dei birmani, al governo thai fa comodo una migrazione cospicua, per avere manodopera a basso costo.
Tornando alle minoranze etniche, loro hanno carte d’identità con numeri di serie e colori diversi da quelle dei thai con le quali non è possibile avere il passaporto thai e dunque lasciare il paese se non per altri paesi dell’ASEAN.
Pensa che Sinchai è stato il primo del suo villaggio a prendere un aereo…per venire in Italia con me.
Io quando dico che mio marito è un karen o quando dico la sua provincia di appartenenza (Mae Chaem), leggo uno uno sguardo di disapprovazione negli occhi dei thai.
Possiamo dire che lo sguardo che mi fa mediamente un thai quando gli dico di essere sposata con un karen è lo stesso che mi farebbe un italiano medio se gli dicessi che sono sposata con uno zingaro.

Puoi dirmi, in generale, qualcosa della cultura karen?

I pacagnò sono sempre stati animisti e sono buddhisti/cristiani dell’ultima ora. Sono originari della Birmania, fanno ancora molte cerimonie di stampo animistico, una volta alla nascita dei bambini il cordone ombellicale si legava attorno al tronco di un albero e quel particolare albero non poteva più essere tagliato perché appartenenva al bambino. Oggi che i bambini nascono negli ospedali la tradizione si è un po’ persa ma so che ci sono delle donne che stanno cercando di recuperarla convincendo gli operatori ospedalieri a consegnare loro il cordone dopo i parti. Ogni anno si tiene una cerimonia per gli elefanti con fiori, acqua profumata, fili di cotone e un’offerta di pollo lesso, riso, verdure, eccetera e queste cerimonie devono essere fatte da tutte le persone che hanno a che fare con gli elefanti, in caso contrario potrebbe essere pericoloso per la loro incolumità.
Una volta gli elefanti venivano riportati al villaggio ogni anno per prendere parte a questa benedizione. In caso di incidenti e malattie si usano ancora sciamani. Il padre di mio marito è specializzato nell’aggiustare le ossa e la zia di mio marito era la levatrice del villaggio e sapeva girare i bambini podalici con il massaggio.
Mio marito non ha voluto seguire le orme del padre perché, per imparare a fare le magie buone, avrebbe dovuto prima imparare a fare quelle cattive.
Lui mi diceva che esistono persone nella sua etnia in grado di procurare ferite soltanto pensandolo e sono, allo stesso tempo, in grado di chiudere un taglio accidentale allo stesso modo. Ma per sviluppare questa facoltà terapeutica, debbono prima essere in grado, i tagli, di procurarli, sempre attraverso il pensiero. Dunque possiamo dire ci sia un passaggio obbligato per la “parte oscura” prima di giungere a quella luminosa.
Sinchai mi raccontava pure che quando vanno nella giungla per le transumanze, si sentono spessissimo voci, pianti e risate di bambini che, tuttavia, non sono in carne ed ossa, sono spiriti di bambini. Loro però non hanno paura, per loro la presenza degli spiriti è del tutto normale.

12825258_10156528952330361_734761903_nVa bene, parliamo un po’ degli elefanti. Innanzitutto che lavoro ci fai?

Ora stiamo cercando di riportarne il più possibile liberi nella giungla. Come ti dicevo c’è un’associazione di beneficenza inglese che ci aiuta e ci paga per non far lavorare gli elefanti nei campi per turisti dove fanno le passeggiate nella giungla o spettacoli tipo circo. I nostri elefanti hanno comunque le catene (per poterli legare in caso di necessità). Durante il giorno girano indisturbati per la giungla alla ricerca di cibo e acqua. Abbiamo un programma di trekking che ci permette di portare le persone a camminare nella giungla fino a trovare gli elefanti, per vederli nel loro habitat naturale. In questo modo le persone possono dormire al villaggio osservando la vita quotidiana dai pacagnò e dei loro elefanti. Abbiamo dei pacchetti per avere maggiori informazioni sui quali potete scrivere a:

raffaelasinchai@gmail.com o a mraffael@hotmail.com