Quel che i razzisti vogliono ignorare: il caso di Ivan IV e della sua terra

Posted in Blog

Quel che i razzisti vogliono ignorare: il caso di Ivan IV e della sua terra

Riprendiamo oggi a condividere i contributi del nostro autore Silvio Marconi, dopo esserci soffermati, negli ultimi post, su una fascinosa prospettiva sufi su Gesù e prima di volare virtualmente in Thailandia presso una giovane esperienza comunitaria. Godiamoci questi tanti, diversi, contributi per Viverealtrimenti!

Silvio si è a lungo soffermato sulla grave infondatezza scientifica del razzismo e quest’ultimo suo post muove nella stessa direzione, focalizzandosi in particolare sulla russofobia.

Clicca qui per leggere il precedente ed agli altri due post di questa serie. 

Buona lettura!

 

Tutti conoscono Ivan IV, zar russo (1530-1584), come “Ivan il Terribile”, ma il termine “terribile” è il risultato di una traduzione volutamente artefatta di un termine del Russo antico che vuol dire invece “severo” e che non ha affatto la stessa valenza di negatività assoluta. Partiremo da qui per approfondire qualcosa a cui si è già accennato negli articoli precedenti e che è di estrema rilevanza nella Storia e nella stessa attualità, qualcosa che apparentemente non ha nulla a che vedere con la questione del razzismo in genere e di quello contro gli Asiatici in particolare: la russofobia, che nonostante le apparenze è invece strettamente intrecciata al tema del razzismo e della sua specifica forma che potremmo definire “asiafobia”. Cosa c’entra il fatto che Ivan non fosse “il terribile” ma “il severo” con la russofobia e questi due elementi con l’asiafobia? C’entra in molti modi ed innanzi tutto perché è evidente che se qualcuno ha preferito tradurre un termine alto-russo con “terribile” invece che con “severo” e se per cinque secoli, con poche eccezioni, si è affermata un’immagine esclusivamente sanguinaria di Ivan IV (che nella fase finale della sua vita viene additato anche come esplicitamente “pazzo”), un motivo deve esserci. Chi attiva entrambi i processi ha un nome e cognome preciso, come lo hanno i suoi sodali.  Ivan IV, un sovrano paranoicamente attento ai complotti veri o presunti contro di lui (é ormai provato da studi recenti che la sua amatissima moglie Anastasia fu effettivamente avvelenata dai suoi nemici interni, come egli sospettava) e sanguinario esattamente come quasi tutti i sovrani dell’epoca sua, aveva obiettivi strategici precisi. Il primo era consolidare il suo potere autocratico interno contro la frantumazione dei poteri desiderata dalla nobiltà (i “boiardi”), il secondo espandere la Russia in tre direzioni: il Sud, per raggiungere il Mar Nero ed il controllo quindi dei terminali dei commerci marittimi verso il Mediterraneo, il Nord, per avere sulla costa del Baltico porti liberi dai ghiacci con cui connettersi commercialmente all’Europa Occidentale, l’Est, per acquisire le immense regioni siberiane. Sono tre direzioni di espansione che Ivan IV non riuscirà a rendere effettive stabilmente e che vedranno grandi risultati soprattutto con Pietro il Grande e con Caterina II, tre direzioni di espansione che caratterizzano l’intera Storia russa degli ultimi cinque secoli.

Ad Ovest-Nordovest della compagine statuale governata con la ferocia di un sovrano assolutista, pur riformatore, da Ivan IV una barriera a quell’espansione è costituita da una serie di soggetti cattolici e in parte, dalla Riforma Protestante, luterani: i domini dei Cavalieri Teutonici e quelli della Livonia, in bilico fra cattolicesimo e luteranesimo, quelli della Lituania cattolica e quelli di una Svezia che diventa luterana fra il 1527 e il 1540, ossia proprio negli anni di Ivan IV; la Russia, invece, è ortodossa e sono, al tempo di Ivan IV, già cinque secoli circa che è oggetto di campagne di diffamazione, denigrazione, criminalizzazione da parte dei Cattolici, che la relegano nella “barbarie asiatica” anche strumentalizzando il lungo periodo di assoggettamento da parte di quei Tartari contro i quali, peraltro, proprio Ivan IV combatté vittoriosamente e delle cui vittorie resta come ricordo la Cattedrale di San Basilio a Mosca.

Per Roma, per Parigi, per Londra, per le città tedesche, per gli Scandinavi la Russia è la “barbarie asiatica” incarnata già al tempo di Ivan IV, sovrano di “ferocia leggendaria” ma non diverso da tanti principi e perfino papi di quei secoli: questo serve per bollare il paese ed il suo sovrano di tutti i peggiori crimini che allontanino l’idea stessa che i Russi ed i loro leaders siano umani come gli europei occidentali. Ciò avviene soprattutto quando attorno alla metà del secolo XVI Ivan IV inizia a rivendicare le terre baltiche, e specificamente quelle dell’estuario dei grandi fiumi che attraversano le regioni russe ormai sotto il suo controllo, fiumi che costituiscono all’epoca la via commerciale principale se non unica dell’Impero Russo. Inizialmente Ivan IV ha facile gioco contro i Cavalieri Teutonici, che da secoli hanno conquistato quelle terre facendo strage degli abitanti slavi originari e schiavizzando i sopravvissuti e che da secoli sono i nemici giurati delle compagini statuali proto-russe; quei Cavalieri Teutonici che assieme ai Danesi, già al tempo loro alleati, erano stati già sconfitti dal principe di Novgorod Alexander Nevskij (1220-1263), il 5 aprile 1242, sul Lago Pejpus (che i Russi chiamano Ciudi), nella zona dove attualmente corre il confine fra Federazione Russa ed Estonia, mentre tentavano di impadronirsi di territori abitati dagli Slavi ad est dell’attuale Estonia, a partire dal 1240, come  avevano fatto in precedenza con i territori tra la Prussia e l’Estonia stessa.

I Cavalieri Teutonici considerano i Russi e tutti gli Slavi come i pagani e peggio dei “maomettani” (Musulmani) e difatti non hanno problemi nello sterminare e schiavizzare tanto le aliquote di Slavi ancora pagane quanto quelle cristiane ortodosse e quindi la lotta di Ivan IV contro di loro assume anche un carattere di difesa degli slavi e dell’Ortodossia. I Cavalieri Teutonici non erano una realtà isolata nel Mondo Occidentale medievale e rinascimentale; essi nascono come Ordine Monastico-Combattente (con il lungo nome di “Ordine dei Fratelli della Casa Ospitaliera di Santa Maria dei Teutonici in Gerusalemme”) durante la Terza Crociata (1189-1192) ed agiscono in Medio Oriente fino alla caduta della roccaforte crociata di Acri (1291), ma già alla metà del secolo XIII si avvia il loro impegno in Europa, in particolare nell’ambito delle cosiddette “Crociate del Nord”,  che la Chiesa cattolica promuove contro le genti delle terre che si affacciano sul Baltico. Le “Crociate del Nord” sono spedizioni militari genocidarie che prevedono esplicitamente lo sterminio/la schiavizzazione delle genti soggiogate, con la benedizione papale, e che proseguono la spinta occidentale verso Est e NordEst iniziata già con Carlo Magno; la prima di tali crociate è quella contro le genti slave pagane dei Venedi, iniziata sulla base di una bolla di papa Eugenio III del 1147 e che non ottiene molti risultati, la seconda viene lanciata in Livonia da papa Innocenzo III nei primi anni del XIII secolo e raggiunge il risultato della conquista di quella terra da parte di un’altra compagine di Monaci Combattenti tedeschi, i Cavalieri Portaspada, in parte entrati poi nell’Ordine Teutonico. Quelle crociate, però, hanno la caratteristica di non essere rivolte solo contro “pagani” ma anche contro genti ortodosse e sviluppano un conflitto diretto ed indiretto con i potentati russo-ortodossi di Novgorod e di Pskov; già dal 1208 i genocidari cattolici maggioritariamente tedeschi si rivolgono contro compagini slave ortodosse, costringendo il principato di Talava ad arrendersi e passare al Cattolicesimo (e diventare una compagine collaborazionista dei Teutonici nei conflitti successivi) e conquistando l’altra realtà slava ortodossa di Koknese e, l’anno successivo, quella di Jersica.

Intanto, mentre nel 1230 i Cavalieri Teutonici fondano nella Prussia deslavizzata e ripopolata con coloni tedeschi (secondo il modello che sarà tanto caro ai nazisti sette secoli dopo…) l’Ordenstaat, ossia un vero e proprio Stato dell’Ordine Teutonico, sono essi a divenire il braccio armato dell’attacco che il pontefice Gregorio IX lancia contro Pskov e Novgorod e che si conclude con la sconfitta teutonica del Lago Pejpus già citata e quell’attacco trova base teologica in una proclamazione del 1234, da parte dello stesso papa, degli Ortodossi come “eretici”. Questa rappresenta la sorgente di tutta la successiva russofobia, mentre già dal 1203 i cattolici veneziani avevano deviato la IV Crociata e assalito e saccheggiato la cristianissima (ma ortodossa) Costantinopoli. Si noti che l’Ordenstaat viene laicizzato nel 1525, a causa della Riforma, e diventa il Ducato di Prussia, l’entità che sarà la protagonista dell’unificazione, nel 1870, della Germania.

Nel 1410 si ha uno scontro infra-cattolico fra i Cavalieri Teutonici e il Regno Lituano-Polacco:  i Teutonici vengono sconfitti a Grunwald (che i Tedeschi chiamano Tannenberg e che sarà luogo di una grande vittoria militare germanica contro i Russi nella Prima Guerra Mondiale) e va notato che nell’esercito lituano-polacco ci sono contingenti tartari, ma nessuno si sognerà di assimilare i Cattolici del re Ladislao Jagellone a dei “barbari asiatici” come invece viene sistematicamente fatto verso gli Ortodossi russi!

Nel 1558 viene creata un’alleanza fra soggetti pur divisi da religione ed interessi, contro la Russia: Svezia, Confederazione Lituano-polacca, Danimarca e quel che resta dell’Ordine dei Cavalieri Teutonici, mentre i Tartari di Crimea (in una concomitanza non casuale) attaccano l’Impero russo da Sud, arrivando ad incendiare la stessa Mosca nel maggio 1571, e già nel 1565 si realizza la rivolta nobiliare dei boiardi contro lo zar. La “guerra di Livonia” fra la Russia e questa alleanza mette fine provvisoriamente al progetto russo di controllare le rive del Baltico e del Golfo di Finlandia per farne un terminale dei commerci verso l’Ovest, anche se non saranno né i cattolici lituano-polacchi, né quelli teutonici a guadagnare da questa sconfitta della Russia ma i luterani svedesi, che ottengono il controllo di Livonia, Estonia e altre terre adiacenti (Pace di Pljussa, agosto 1583). E’ in questa guerra che le forze dell’Alleanza antirussa fanno ricorso ad un’arma che era diventata “matura” negli scontri fra Cattolici e Luterani in Germania e che si basava sull’uso di quella grande invenzione (di matrice cinese…) che è la stampa: la propaganda (diffamatoria) attraverso volantini, immagini (dedicate soprattutto alla maggioranza analfabeta della popolazione) e libelli diffusi in migliaia e migliaia di copie, destinati soprattutto alle popolazioni baltiche. Materiale scritto in Altotedesco, perché nel frattempo le terre baltiche erano state fatte colonizzare da contadini, mercanti, soldati, sacerdoti di origine germanica ed è a loro e non certo ai loro servi slavi che la propaganda si rivolge. Si amplificano i crimini (reali) di Ivan IV, lo si accusa di crimini immaginari, soprattutto si dipingono i Russi come inviati dell’Anticristo, sanguinari barbari asiatici dalle fattezze mongoliche e dalle usanze degne dei Tartari, che in realtà, nel frattempo, non ci si fa scrupolo di contattare per un attacco a tenaglia su scala gigantesca contro la Russia, appoggiati dalla quinta colonna nobiliare interna! Per secoli, in Occidente, è a questi materiali ed alle cronache coeve di monaci occidentali che si fa riferimento per descrivere Ivan IV, il suo Stato, i suoi sudditi, e quegli argomenti fanno presa fra gli intellettuali e fra gli uomini d’arme, anche perché la contrapposizione dell’Occidente verso la Russia continua sul campo di battaglia lungo tutti quei secoli, con brevi interruzioni, con guerre che vedono la Russia impegnata contro Polacchi, Svedesi, Tedeschi, Francesi ed altri e quei Turchi che un Occidente che non ha scrupoli nel combatterli e smembrarne gradualmente l’Impero Ottomano ha ancor meno scrupoli ad usare come alleati contro la Russia nella Guerra di Crimea! L’elemento centrale di quella propaganda che si fa ideologia è l’identificazione di tutto ciò che è russo con la “barbarie asiatica” (di matrice mongola…) e con Satana e/o l’Anticristo e quindi la criminalizzazione della “asiaticità russa”, il che rappresenta il punto finale di una serie di stereotipizzazioni falsificanti razziste che proiettano il loro effetto per tanti secoli. Si parte col ritenere falsamente che gli Asiatici siano di una “razza” diversa ed inferiore rispetto agli Europei Occidentali (in particolare rispetto ai Tedeschi…) caratterizzata in blocco da ferocia e rapporto con Satana o con l’Anticristo, poi si assimilano i Russi e gli Slavi a quegli Asiatici bestializzati e demonizzati, il che non impedisce come si è visto ai Polacchi di accettare veri Asiatici (tartari) nel loro esercito a Grunwald, come non impedirà alla Francia di Francesco I di allearsi temporaneamente con i Musulmani ottomani contro la Spagna, ma l’aspetto razzista si collega a quello anti-ortodosso, in questa epoca, tanto che  solo con la Prima Guerra Mondiale e soprattutto con il nazismo i Polacchi (etnicamente slavi, ma cattolici)  vengono trattati come gli altri Slavi, come una gente inferiore razzialmente.

E’ questo filo nero che parte dal falso concetto di “razza”, lo applica agli Asiatici e finisce per assimilare agli Asiatici Russi e Slavi in genere, che, grazie all’azione congiunta di Chiesa cattolica e soggetti germanici, anima tutte le forme di russofobia, da quelle di Napoleone che considera appunto i Russi “barbari asiatici” (nonostante la loro capitale San Pietroburgo veda una presenza rilevante di architetti italiani ed abbia un nome che si rifà al termine tedesco burg, invece che a quello russo grad per “città” e che alla loro corte si parli correntemente Francese) a quelle dei Prussiani di tardo Ottocento, da quelle di Hitler e Mussolini a quelle dei loro esaltatori attuali al potere a Kiev. La criminalizzazione di Ivan IV, attraverso una campagna strategicamente organizzata e la produzione di una mole di materiale che può essere paragonata solo a quella che, specie i Luterani, realizzano durante i conflitti fra Cattolici e Protestanti in Germania, è un momento essenziale di questo filo nero; sarà Stalin, in piena guerra contro i nazifascisti, a promuovere la realizzazione, da parte del grande regista sovietico Ejzenstein, di un film sulla vita di Ivan IV. Il film esce nel 1944 e, in realtà, doveva essere il primo di una trilogia dedicata a quello zar (di cui solo il secondo film venne realizzato nel 1946, mentre il terzo fu cancellato per la morte nel 1948 di Ejzenstein), presentato come l’unificatore della Russia e colui che rivendicò per la Russia le coste baltiche. Un film che Chaplin, nella sua autobiografia, definì “il migliore film storico che abbia mai visto”.

Con ciò si conferma che il razzismo è una sorgente di menzogne concatenate: si parte da un falso concetto (“razza”), lo si rende la base di una falsa gerarchizzazione dei popoli, in questo ambito, ad esempio, si deumanizzano e si satanizzano falsamente gli Asiatici (come del resto gli Africani), poi si asiatizzano falsamente i Russi e gli Slavi, e così via…e da ognuno degli anelli di quella catena gronda sangue e si proiettano conseguenze terribili e stereotipi apparentemente non altrettanto terribili ma culla e brodo di cultura, invece, di altre conseguenze terribili, oltre i decenni ed oltre le frontiere. Del resto, gli squadristi fascisti italiani nel 1921 definivano i socialisti italiani (per legittimare botte e omicidi) come “portatori del germe asiatico” oltre che “anti-italiani”. Per rompere quella catena occorre rifiutare non questo o quello soltanto ma tutti ed ognuno di quegli anelli: non basta dirsi antirazzisti se si accetta la russofobia, non basta rifiutare la criminalizzazione degli Asiatici se si accetta l’esistenza stessa del falso concetto di “razza”, non basta battersi sacrosantamente contro gli esaltatori contemporanei italiani dei Cavalieri Teutonici o delle SS e flirtare con quelli ucraini o baltici; ogni anello è capace di riprodurre gli altri, come più volte è avvenuto nella Storia, come se si trattasse delle teste di un’idra e vanno estirpati tutti assieme o il Mondo non si libererà mai da questo che non è un mostro mitico ma un mostro prodotto a tavolino da esseri umani e che come tale gli esseri umani, se vogliono, possono sconfiggere, fino a cancellarlo definitivamente dalla realtà futura.