Quel che i razzisti vogliono ignorare: l’Asia e l’invenzione dell’”Ariano” (2)

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Dopo un periodo di pausa, riprendiamo a proporre una nuova serie di articoli di Silvio Marconi, autore, con Viverealtrimenti, di Quando una farfalla batte le ali in Cina.

Qui il primo articolo della serie, cui fa seguito il presente.

Buona lettura!

 

Il concetto di “razza ariana” è l’asse ideologico e la bussola pratica del nazismo e dei suoi crimini ed apparentemente, dato che ha a che fare con l’idea di supremazia germanica, non ha nulla a che vedere con l’Asia. Esso si compone di due elementi. “razza” e “ariano”; dell’assoluta falsità del primo, smontato definitivamente dalla genetica moderna ed in particolare dai lavori di Luigi Cavalli Sforza, il grande genetista italiano scomparso recentemente all’età di 96 anni, sì è già detto nell’articolo precedente ed è quindi evidente che qualsiasi aggettivo venga associato al termine di “razza” che non fosse quello generico di “umana” diventa esso stesso elemento della mistificazione.

Il secondo elemento, in questo caso, aggiunge però ulteriori menzogne alla falsità di base del concetto di “razza” e finisce per edificare il binomio forse più falso della Storia moderna. Nel XIX secolo si svilupparono in vari Paesi occidentali gli studi di linguistica, in stretto collegamento con quelli di archeologia e della nascente scienza antropologica, tutti e tre, peraltro, pienamente asserviti agli interessi ed alle concezioni del colonialismo occidentale e fortemente contaminati dal razzismo. Si è già visto nell’articolo precedente come pregiudizi razzisti condizionassero l’archeologia, portandola ad esempio a rimuovere le prove del ruolo dei Neri nelle civilizzazioni africane, sia subsahariane che nilotico-mediterranee. Alla stessa famiglia di mistificazioni appartiene la scelta di inventarsi un inesistente candore delle architetture e della statuaria greca, che invece erano violentemente policrome, per distanziarne l’estetica da quella asiatica e africana a cui invece attingeva pienamente, uno “sbiancamento” che ha dirette valenze simboliche nel ricollegare quell’arte alla dimensione della “razza bianca”; quello “sbiancamento” ebbe effetti enormi anche in campo architettonico, con tutta la produzione neoclassica rigorosamente candida, dagli USA all’Italia, dalla Francia alla Germania, e scultoreo, con la statuaria tanto cara all’Impero Britannico vittoriano come poi al fascismo ed al nazismo. Che l’antropologia sia nata e sia fiorita inizialmente soprattutto come strumento interpretativo delle culture destinate ad essere soggiogate e controllate dal colonialismo e, secondariamente, come strumento giustificativo di quella aggressione e sfruttamento coloniale in nome della supposta superiorità “bianca” sui “non-bianchi” (e di quello che Kipling chiamava “il fardello dell’Uomo Bianco”, ossia il presunto diritto/dovere di dominare i “non-Bianchi” per “civilizzarli”) è ben noto. La linguistica, però, apparentemente non sembra condividere tale situazione; in effetti invece la condivide appieno.

Come e più delle sue cugine archeologia ed antropologia, la linguistica a partire dal XIX secolo fiorì soprattutto in Inghilterra, Francia e Germania; in quest’ultima essa focalizzò la sua attenzione soprattutto sulle lingue antiche mesopotamiche e della Penisola del Deccan. E’ in questo ambito e con un contributo importante dei linguisti tedeschi che venne elaborata l’idea dell’esistenza di una famiglia di lingue detta “indoeuropea”, che comprende varie lingue delle aree dette comunemente “Europa” ed “Asia” aventi radici comuni sul piano terminologico e grammaticale; contemporaneamente, studi etnografici e di storia delle religioni evidenziavano comunanze nei miti, nelle credenze, in alcuni elementi delle religioni organizzate. Tutto questo, nella logica dell’epoca, venne meccanicamente traslato in termini di etnia, di popolazione, con una forzatura oggi del tutto screditata, e ciò avvenne a partire da due elementi. Il primo era di ordine metodologico e si basava sull’idea che vi fossero state invasioni di massa o perlomeno da parte di élites guerriere che avevano modellato nell’antichità numerose regioni e culture sulla base di una sorgente non solo linguistica o  culturale ma etnica (e all’epoca si intendeva “razziale”) unica; tali ipotesi prescindevano del tutto da fenomeni come la diffusione culturale e linguistica ad opera di mercanti, operatori sacrali, pellegrini, il ruolo dell’adozione della scrittura nella diffusione di elementi linguistici e modelli culturali, ed altro: l’unico meccanismo ipotizzato era quello della conquista e dell’asservimento (quando non del genocidio), che in realtà proiettava in un passato su cui spesso non si disponeva di alcun elemento (quello protostorico quando non addirittura preistorico) modalità di azione care proprio al colonialismo europeo, sia a quello di età rinascimentale che a quello assai più ampio di età moderna. Questo modello implicava esplicitamente ed implicitamente il concetto di conflitto perenne fra genti “superiori” e genti “inferiori” e si applicava a questo ambito un’altra grande acquisizione del pensiero moderno, ma strumentalizzata e stravolta: la teoria dell’evoluzione di Darwin; si affermava infatti l’applicabilità alla dimensione storica, antropologica, delle società umane del meccanismo della selezione naturale, banalizzato in “il forte prevale sul debole e lo annienta”.

Il secondo elemento era di ordine più strettamente ideologico: si inventò una entità etnica (“razziale”) definita degli “Arii” e quindi “ariana”, trasferendo alcune espressioni riscontrate in testi sia in lingua hindi che in antiche lingue iraniche a forgiare una presunta caratterizzazione di tale entità appunto come “ariana”, utilizzando un termine sanscrito che includeva il concetto di “nobile” ma anche quello di “puro”: arya. Usare questi due elementi assieme consentiva di trasferire una comunanza linguistica di fatto in una comunanza etnica e genetica (“razziale”) in effetti largamente inesistente ed attribuirla solo al già citato meccanismo di conquista che inverava l’applicazione (priva di basi scientifiche) della “selezione naturale darwiniana” (peraltro estremizzata e mal descritta) all’ambito delle popolazioni umane, secondo una logica di legge della giungla in cui i “superiori” sono predestinati a dominare ed annientare gli “inferiori”, e chi fossero i “superiori” era ovvio per gli Occidentali dell’epoca coloniale: essi stessi!

Restavano due questioni aperte e controverse; la prima consisteva nel determinare chi fra i “superiori” Occidentali bianchi (che si cominciarono a definire “razza caucasica”) fosse superiore agli altri ed ovviamente Inglesi, Francesi e Tedeschi sostenevano ciascuno che tale primato spettava alla loro gente, ma mentre i primi ed i secondi mescolavano le concezioni razziste con idee connesse ad un richiamo alla cultura classica greco-romana, i Tedeschi concentrarono la loro attenzione nel promuovere proprio l’elemento “razziale”, tanto che gradualmente e specialmente con il nazismo (già nei testi anteriori alla sua presa del potere) espulsero dal concetto di “Bianco” gli Ebrei, attribuendo loro un carattere meticcio, e svilupparono la concezione della “razza ariana” come equivalente a “razza germanica”, ossia nella loro concezione Herrenvolk (“razza padrona”). Non è un caso se è uno studioso tedesco, Max Muller, nel 1861, a parlare di “razza ariana”, peraltro in uno scritto in lingua inglese, che è all’epoca la lingua dominante nel mondo scientifico, ma le sue teorie vengono riprese rapidamente da altri teorici del “razzismo scientifico”, fra cui il noto de Gobineau, nel 1854, con l’accentuazione della concezione della superiorità dei “signori guerrieri” ariani sulla loro stessa plebe e dunque con una contaminazione delle teorie puramente razziste con teorie aristocratico centriche di matrice tardo medievale.

La seconda questione era il rapporto fra una superiorità attribuita alla “razza caucasica” (Europei) e, dai Tedeschi, specificamente alla “razza germanica” ed il fatto che gli Arii erano stati identificati con lo strato superiore (guerriero) delle genti iraniche a cui veniva attribuita la conquista protostorica della valle dell’Indo e la nascita così del complesso culturale e “razziale” indoiranico; come si poteva accettare che l’“arianità” avesse origini extraeuropee? La “soluzione” venne trovata soltanto alla fine del XIX secolo, attraverso lo sforzo di collocare in Europa la sorgente originaria degli Arii e se molti autori occidentali non tedeschi collocarono tale fittizia sorgente nell’area fra Ucraina e Russia, autori tedeschi, ripresi con enfasi dai nazisti, la collocarono nell’area sub-artica, in una leggendaria “Ultima Thule” o anche nell’“Iperborea”, in modo da espungere da tale radice ogni riferimento alle genti slave, considerate barbari asiatici, e da attribuirle invece una identificazione con una nordicità che, anch’essa, viene a contribuire a formare l’Herrenvolk.

E’ interessante notare come questo nuovo approccio cozzi perfino con la base linguistica da cui si era partiti perché alcune lingue scandinave, in particolare il Finnico, non hanno alcuna parentela con quelle definite “indoeuropee. Quando Hitler adotta la svastica, di matrice indiana,  come simbolo per il partito nazionalsocialista, lo fa riprendendo una idea che era stata di una organizzazione nazionalista, antisemita ed arianista tedesca dopo la Prima Guerra mondiale che si ispirava paradossalmente proprio a Thule e quindi che aveva già operato l’unificazione demenziale fra “arianismo” indiano centrico e “arianismo” nordico centrico; sarà Himmler a portare alle estreme conseguenze tale delirio criminogeno, assumendo la teoria secondo la quale relitti della razza padrona ariana che aveva dominato sull’intero Pianeta nella Protostoria (e che in parte veniva identificata con quella di Iperborei originari a loro volta di Atlantide!) sopravvivevano sulle Ande, in Tibet e altrove, sempre solo negli strati sociali apicali, al punto che Himmler promosse studi e spedizioni in diverse parti del Globo per trovarne le prove attraverso l’istituto fondato appositamente dalle SS su suo ordine, l’Ahnenerbe, a cui collaborarono ciarlatani ed insigni studiosi tedeschi. Il declino di quei dominatori deriva, secondo le teorie naziste e specificamente delle SS (che si sentivano chiamati a ripristinare quella aristocrazia razziale ed a identificarsi in essa), dalla mescolanza dei rappresentanti dell’Herrenvolk con quelli delle “razze  inferiori”.

Per questo, il razzismo nazista, tanto più nella sua versione estrema delle SS, rifiuta la teoria dell’origine degli Ariani nelle steppe russe, perché rifiuta ogni parentela con i “subumani” slavi, che infatti nel progetto nazista tradotto nero sul bianco nel Generalplan Obst sono destinati in larga misura allo sterminio (almeno 30 milioni di Russi), alla deportazione oltre gli Urali per “ricacciarli nella loro Asia” (almeno altri 30 milioni) ed i rimanenti alla schiavitù al servizio dei previsti coloni germanici, mentre l’eliminazione pressoché totale è riservata ai Polacchi.

Contemporaneamente, un uso diverso del falso concetto di “razza ariana” veniva effettuato dai colonialisti britannici in India, dove poche migliaia di funzionari ed ufficiali bianchi dominavano centinaia di milioni di autoctoni; la legittimazione agli occhi sia degli Europei sia delle élites locali cooptate al servizio dei conquistatori di quel dominio venne basata sulla teoria secondo la quale la stessa cultura induista era…di origine bianca, giacché figlia dell’“invasione ariana” (di genti supposte appunto bianche) di quell’Altopiano del Deccan originariamente abitata da genti di pelle scura (i “Dravida”), ricacciate gradualmente verso Sud e verso Ceylon: da quei dominatori bianchi sarebbe nato il sistema delle caste ed essi sarebbero stati in particolare gli antenati dei Brahmini.

Oggi sappiamo che una vera “invasione” distruttiva non avvenne mai e che il processo va visto in forme assai più articolate che rifiutano il modello figlio delle logiche coloniali ottocentesche. Dobbiamo innanzi tutto premettere che lo studio di quella che viene definita “età vedica” dell’India, ossia quella in cui sarebbe avvenuta la supposta invasione degli “Arii” (attorno al II millennio a.C.), si basa quasi esclusivamente sui testi del Rigveda che però è un’opera elaborata da alcuni gruppi appartenenti ai flussi immigratorii avvenuti in quel periodo e che certamente ebbero anche carattere conflittuale ma, secondo gli storici e gli archeologi moderni, non solo, non imposero mai una radicale sostituzione dei miti, dei riti, delle tradizioni culturali (e men che mai delle popolazioni) preesistenti ma ne favorirono una rielaborazione sincretica, che si nota anche in alcune correnti di quello che viene definito “Induismo”, secondo una concezione che unifica artificialmente, in effetti, correnti e pratiche assai differenziate fra loro. Se conflitti vi furono, e certamente vi furono, essi non si possono ridurre o ricondurre a quello caro a tutti i razzisti fra “bianchi Arii” invasori e “autoctoni  Dravidici di pelle scura”, ma avvennero anche fra gruppi di immigrati di matrice centrasiatica giunti nella Valle dell’Indo in periodi diversi e probabilmente proprio a questo tipo di conflitto si riferisce il Rigveda nel parlare dei Dasa di cui non si sottolinea una diversità etnica ma di credenze religiose e di lingua e certamente lo fa nel parlarci ad esempio della “battaglia dei dieci re”, nell’attuale Punjab. Né le genti immigranti erano “bianche” e tantomeno omogenee, ma coacervo di tribù, credenze, culture diverse e di differente origine geografica e differenziato fu anche il loro rapporto con quel che rimaneva della Civiltà della Valle dell’Indo, niente affatto riducibile al conflitto, come provano numerose prove etnografiche, archeologiche, artistiche.

L’invenzione dell’“Ariano” è oggi superata o relegata ai gruppi più estremi ed espliciti del neonazismo internazionale? Purtroppo assolutamente no. Esiste una realtà a cerchi concentrici, peraltro tra loro interconnessi e con confini fluidi e mobili; il nucleo duro centrale è dato dai movimenti esplicitamente neonazisti, con risultati talora patetici, come quando gruppi di neonazisti latinoamericani recatisi in Germania vengono pestati a sangue da neonazisti tedeschi che li considerano non “camerati” ma “esseri inferiori” su base razziale, e risultati spesso drammatici in termini di diffusione di nefandezze razziste su facebook, di violenze “arianiste”, di subcultura esplicitamente genocidaria, di “negazionismo dell’Olocausto”, ecc. e con la constatazione preoccupante che simili gruppi sono compartecipi del potere nell’Ucraina del post-Maidan (2014), sono coccolati dal potere nei Paesi Baltici, sono oggetto di flirt da parte di forze politiche (la Lega) in Italia e (il partito di Orban) in Ungheria, ma anche in Croazia, Slovacchia, ecc., hanno contribuito alla vittoria di Trump negli USA . Il primo cerchio esterno ad essi è dato da movimenti e da soggetti che non esplicitano il loro neonazismo ma lo camuffano da sovranismo, ipernazionalismo, odio verso i migranti ed i Rom, in crescita in Europa e negli USA; il secondo cerchio è costituito da una serie di case editrici, siti web, strumenti di divulgazione culturale che alimentano concezioni “colte” del razzismo, o più spesso rimozioni dei crimini coloniali e razzisti e delle verità storiche, archeologiche, linguistiche, antropologiche e genetiche che smentiscono le menzogne razziste e che evidenziano le operazioni di invenzione e falsificazione realizzate soprattutto dal XIX secolo su quei terreni nel Mondo Accademico, nella scuola, nei giornali, nella letteratura, nei fumetti, bei film. Il terzo e ultimo cerchio è quello della banalizzazione che attinge largamente al secondo e si fa battuta, barzelletta, falsa notizia facebook, atteggiamento quasi-istintivo, chiacchiera da bar, slogan ultras, sensazione epidermica. Dunque, l’invenzione dell’”Ariano”, che, fra l’altro, fa violenza alla Storia ed alle culture dell’India e di tutta l’Asia in cento modi (compresa la ormai irrimediabile criminalizzazione di una svastica che sarà sempre associata al nazismo), continua e continuerà finché lo sforzo per la verità storica, etnografica, antropologica, linguistica, genetica non sarà portato al livello necessario per estirpare questa truce menzogna dal Pianeta.